Dioscotto al CRACK! Festival 2018 – Diario di Brodo della Pappessa

Da quando la campagna Dioscotto è stata ufficialmente lanciata attraverso la Conferenza in Campidoglio, non ho smesso di interrogarmi su come affrontare la questione non dal punto di vista di esperta di satira, quale pure sono, bensì di capo spirituale della Chiesa Pastafariana Italiana, quale anzitutto sono.

 

Da un punto di vista religioso sono evidentemente favorita da una serie di concetti espressi nelle nostre scritture. Il Prodigioso non ci ha creato a propria immagine e somiglianza, bensì a immagine e somiglianza del pirata. Offrendoci un ideale a dimensione umana, il Prodigioso ha posto nella vita terrena il senso della misura e ha escluso dalla nostra morale qualsiasi direzione che non sia umana. L’uomo ideale non è puro, non compie miracoli, non si realizza emancipandosi dalle passioni.

Creati a Sua Immagine? Non si direbbe. (“Touched by His Noodly Appendage” di Niklas Jansson)

Anche il linguaggio, dunque, può essere corporale e avvicinare al terreno ciò che sfugge alla “potenza” delle persone. Mi sono chiesta come mai, pastefice e fervente credente pastafariana, io simpatizzi più per i bestemmiatori che per le persone religiose quanto me, seppure di altri culti. Non mi sta a cuore la difesa del sacro o del sentimento del sacro?
Mi sta a cuore la libertà di culto. Cionondimeno, la libertà di culto non significa trasformare il proprio culto in una condizione etica valida per tutti, tanto meno in qualcosa di cui non si possa dire, di cui non si possa dire “male”.

Nei miei lunghi viaggi dentro la satira, dentro l’arte e la letteratura, quante volte mi è accaduto di trovare uomini vinti dall’assenza di dio, uomini pervasi dall’urgenza di negarlo, per disperazione, per intuizione, per oppressione! L’insulto, l’offesa, la blasfemia in arte sono figure retoriche, sono cariche espressive ideologiche, psico-emotive, tematiche cui l’artista non può rinunciare perché in esse esprime una visione e una storia.
È lecito impedire che ciò sia elaborato dalla cultura, che la cultura – con i mezzi suoi propri, simbolici e figurati – liberi la sua vena sovversiva?

La campagna Dioscotto dà voce naturalmente anche alle persone che imprecano per intercalare, non danno alcun significato letterale ai modi di dire di cui si servono. Sono persone che bestemmiano… con innocenza. Al bar, per una mano a carte sventurata, allo stadio per un rigore, alla stazione quando l’ultimo treno è perso per un pelo. Persone che non ce l’hanno con dio o con chi in egli creda. Sono solo portatori di una cultura millenaria che mescola sacro e profano, che quando non c’è che la cattiva sorte con cui prendersela, istintivamente proiettano la rabbia oltre.

La bestemmia può essere un intercalare, un urlo liberatorio. In determinate occasioni anche un gesto atletico.

Tuttavia non possiamo non notare una ricorrenza. L’articolo 724 del nostro codice (penale -NdR), che identifica come illecito amministrativo il reato di blasfemia (la bestemmia), e gli articoli di vilipendio della religione, sono applicati soprattutto ai danni di artisti. Su ciò non sono riuscita a bendare l’occhio.

La campagna Dioscotto ha avuto modo, in svariate occasioni, di porre ad esempio Hogre e DoubleWhy. Dopo una serie di eventi in più località italiane, che hanno visto protagonisti soprattutto Daniele Fabbri e i Paguri (Daniele Caluri ed Emiliano Pagani, autori di Don Zauker), ho raccolto intorno a me fidi pirati e ho proposto loro di portare la campagna in una realtà artisticamente “dirompente”, in mezzo a quelli che maggiormente avrebbero potuto averne bisogno.

Da 14 edizioni, il CRACK! è un festival autogestito e auto-organizzato dedicato al fumetto e all’arte disegnata e stampata. Dall’underground mondiale i partecipanti trovano nello spazio “illegale”, nomade e multiculturale del festival un’area franca di espressione. Eventi come questi affidano all’immaginario il compito di dire qualcosa del mondo e alla cultura la capacità di organizzare il pensiero dissidente con obiettivi politici filantropici.

Manifesto ufficiale della XIV Edizione del CRACK!

In tale contesto, la mia ciurma ed io abbiamo individuato l’approdo migliore per tracciare una zona di libertà per i bestemmiatori che però restasse pubblica, ovvero culturalmente comunicativa. L’intento era di fare opera di divulgazione, esponendo alcuni esempi di opere considerate blasfeme, ma in realtà semplicemente critiche riguardo ad alcune palesi incongruenze e ingiustizie.
Questo era il progetto.

In poche ore, grazie al coinvolgimento diretto di Hogre e DoubleWhy, la Sala per Bestemmiatori all’interno del Forte è diventato qualcosa di incredibile. A loro, infatti, si sono aggiunti Illustre Feccia, Spelling Mistakes Cost Lives e Vytautas, street artist e creativi.

La cella assegnata alla Chiesa Pastafariana Italiana si è tramutata in una cappella “blasfema”. Per birracolosa coincidenza essa conservava alcuni disegni risalenti all’edizione dello scorso anno, disegni che sono stati in parte recuperati in quanto pertinenti. E così la “mandria” di Olè , a sua stessa insaputa e, successivamente con sua compiaciuta scoperta, ha offerto un dono alla causa: grazie a loro, dalla parete centrale, Ned Fladers salutava i nostri visitatori con Salve Salvino, Dio Mostro Assassino.

Il muro della Sala Bestemmiatori al CRACK! Festival 2018

La quantità di persone non al corrente del fatto che anche in Italia vigono articoli di legge contro la blasfemia non si può immaginare. Ci chiediamo come si possa rispettare un divieto di legge, se non si sa che esso esiste!

La Sala per Bestemmiatori, tuttavia, non incitava alla trasgressione. Ho personalmente accolto curiosi, artisti e visitatori, raccomandando loro: «Bestemmia Dioscotto, non sarai sanzionato», mentre il Priore di Roma provvedeva a raccogliere fondi per la campagna, dispensando pacatamente i valori contenuti nei nostri Otto Condimenti. Mona Sappista, sulla scorta dell’interesse manifestato, abilmente virava verso i contenuti della nostra fede, portando al mio cospetto un numero crescente di persone desiderose di risvegliare il proprio pirata interiore.

In un fermentare di pastezzi, pennedizioni, di richieste di informazioni precise e circostanziate in merito alla legge e a quanto da essa previsto, Illustre Feccia ha avuto un’idea che, attuata con la cooperazione divertita di Vytautas, ha donato alla campagna alcune ore di creatività collettiva.

Il suggerimento dell’artista non era tanto di bestemmiare Dioscotto per non essere sanzionati, bensì di inventare nuove bestemmie contro il Prodigioso, mettendone alla prova il senso dell’umorismo e la tolleranza. L’artista ha così messo a disposizione di tutti il proprio quaderno dei disegni, prendendo nota delle bestemmie improvvisate dagli astanti. Queste venivano successivamente declamate con il megafono, rimbombando vivacemente nel corridoio della cella. Il Prodigioso non si è urtato affatto, anzi, in questa onda incontrollabile di liberazione linguistica, che avvicinava le persone tra loro, confondendo idiomi e accenti, le conversioni al pastafarianesimo sono state innumerevoli.

Mona Stappista impartisce tegliologia

Ho perso la voce per dare ai pastezzi di massa la massima passione spirituale, dividendo il piacere liturgico con Mona, la quale dirigeva con ugola potente i cori di RAmen che chiudevano indifferentemente preghiere e bestemmie. Ecco cosa ha dichiarato Mona Stappista alla ciurma a fine serata:

Qui si è bestemmiato per puro gusto di insubordinazione. Si è bestemmiato per il piacere monello di sbalordire. Si è bestemmiato per rievocare un’antica tradizione toscana, di vocalizzi cadenzati sul sacro e sul profano, sulla zolla e sulla Madonna. Si è bestemmiato come atto politico, a dimostrazione che le leggi non tutelano Dio (che grande e grosso com’è potrebbe difendersi da solo senza mettere in mezzo guardie e tribunali), ma a tutelare i poteri che vi si trincerano dietro, a limitare il diritto di espressione. Per farlo abbiamo utilizzato un megafono, che è stato strumento ma anche icona di un progetto che incide solo se si ha il coraggio di veicolarlo forte, usando ogni megafono possibile, perché ogni megafono è legittimo. E i muri delle città sono megafono, le banchine dei mezzi pubblici sono megafono, gli spazi pubblicitari piratati sono megafono, i monitor informativi sono megafono!

Hogre e DoubleWhy sono artisti protetti dalla nostra Chiesa e dal mio personale pappato, l’importanza della loro esperienza è attestata anche dal fatto che, in cerca di loro, ci ha fatto visita un’esponente di Arts Right Justice. Però desidero chiudere questo diario di brodo lasciando parlare Illustre Feccia, il quale non solo ha animato la nostra sala con la sua sapienza di paroliere, ma mi ha consegnato una lettera, scritta a tutti voi:

 

Ahoi pirati!
Con gran piacere vi lascio una breve introduzione della mia opera “mangiapreti”.
La mia arte anticlericale nasce con il rifiuto del battesimo, per un ateismo anarchico, nichilista e luciferino. Sconosciuti piaceri, liberatori e di grande orgasmo creativo simboleggiano la fine e la totale liberazione della piovra cattolica dalla mia vita. 

Le opere che dedico alla campagna Dioscotto sono due: Porcoiddio e NO God No Massacre.

“Porcoiddio” di Illustre Feccia

La prima è un’incisione litografica tratta da un libricino di poesie a tema gli Animali, stampato in Francia con un mio amico editore e poeta. Le poesie sono dedicate al mondo misterioso di animali “assurdi”: l’axolotl, la puzzola, la trota, il ratto e anche il porcoiddio.

Il porcoiddio o Porko Dius (impestatoladro)è l’animale più macellato fra tutti e rinnegato dalla sua stessa famiglia suina. È uno tra gli animali da macello più odiati e più imprecati dalla donna , anche in ragione dell’ampia gamma di tipi di oppressione e gerarchia patriarcale omofoba, misogena(eviavia), organizzazioni, che da lui derivano come ad esempio la sacra romana chiesa (S.p.a. cattolica), i mormoni, i testimoni di geova e K.K.K. Ku Kux  Klan, etc.

“No God no massacre” di Illustre Feccia (particolare. Clicca sull’immagine per ingrandire)

La seconda opera si chiama NO God No Massacre è un ritratto iconoclastico della famosa psicopatica Madre Teresa di Calcutta, ad acrilici, disegnato sul retro di un poster pubblicitario 120x180cm. Il ritratto della santissima è composto da tanti piccoli teschi in bianco e nero che, formando il viso, ci introducono alle sinistre e sanguinose attività e imbrogli di Teresa: sta truffaldina invece di prendersi cura dei malati indiani diffondeva sadismo cattolico e intascava i fondi mondiali di associazioni di carità per strappare ai malati una conversione al cattolicesimo, per poi abbandonarli alle loro infezioni e quindi alla morte.

Pensate al colosso economico che la s.p.a. cattolica ha costruito dietro sta pazza qua!

Illustre Feccia

È evidente che un artista anticlericale, anarchico, nichilista e luciferino, valuti Madre Teresa di Calcutta come una donna qualsiasi, non come una santa, esponendola alle medesime procedure grottesche e satiriche che subirebbe un qualsiasi altro personaggio di interesse pubblico. È un reato non considerarla santa? O è ingiusto considerare un reato la possibile scelta di non crederla una santa?

Come mi scrive Mona Stappista nel nostro incessante scambio di unte pergamene, Dioscotto è una battaglia di laicità che richiede capacità dirompenti e la nostra ciurma di artisti sacri non la tocca affatto piano, questa audacia piratesca ci conduce a porti lontani.

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Ammmore Pastafariano al Comicon di Napoli

Dal 28 aprile al 1 maggio a Napoli, all’interno del Comicon presso la Mostra d’Oltremare, si sono svolte le Giornate dell’Ammmore Pastafariano. Lo stand della Chiesa Pastafariana Italiana era contrassegnato da un cuore rosso con scolapasta.

Il logo ufficiale delle Giornate dell’Ammmore Pastafariano

Il Comicon ha ospitato la ciurma dei pirati che rendono culto al Prodigioso Spaghetto Volante perché questi hanno scelto il fumetto e l’illustrazione come mezzo comunicativo elettivo. Non a caso, dunque, proprio un fantastico fumetto suggerisce come e perché diventare pastafariani: Il Tocco dello Spaghetto, edito da Beccogiallo (disponibile al saccheggio qui).

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L’apparizione della Missionaria

scritto dopo estasi ebbra da Pappa Scialatiella Piccante I e Capitana Pastasciutta


Nonostante il VI raduno nazionale fosse dedicato alla blasfemia, molti eventi sacri e spirituali si sono consumati durante quei giorni.

I pirati, dediti agli spirituali sollazzi, hanno condiviso pregevoli diari di bordo. Tra le memorie più significative, vi è la narrazione dell’Olionese, che descrive una notte davvero indimenticabile, quella in cui il pastafarianesimo, al pari di tante religioni diffuse nel mondo, ha vissuto un’esperienza di delirio collettivo, prodigiosamente allineato a un anniversario notevole: quello della morte di Teresa di Calcutta, da molti reputata santa e canonizzata giusto un anno fa da Papa Francesco.

È accaduto, durante una seduta spiritica (tale espressione per i pastafariani è da intendersi come “seduta etilica”), che lo spirito della donna sia apparso ai presenti, invocato a pieni polmoni da Chiara Sandokan dopo avere sbattuto il mignolino contro la gamba del tavolo disseminato di boccali vuoti.

Ispirati dagli Otto Condimenti e resi aperti di mente dal tasso alcolico conquistato e alimentato durante il giorno, i pirati maggiormente rapiti da ebbrezza mistica hanno colto l’opportunità di porgere al fantasma qualche domanda.

Nel suo estremo candore, il primo pirata a rompere lo sconcerto è stato Cappelletto in Brodo, il quale con un sorprendente senso di pertinenza ha domandato: «Mi scusi… Madre Teresa… ma come mai ha scelto proprio un raduno pastafariano per comunicare post-mortem?»

Lo spettro di Teresa ha prontamente risposto:

«È vero, la scelta più facile sarebbe stata di comunicare attraverso Radio Maria: le mie parole sarebbero arrivate immediatamente in ogni angolo del mondo, forti chiare e senza interferenze. Ma le Vie del Signore sono infinite e misteriose: anche questa volta come per tutta la mia vita non ho fatto altro che obbedire a una Forza Superiore».

Mastro BarbaSpiedo, pirata di provata tolleranza, ha cercato di vedere del buono nella donna ormai defunta e ha dichiarato l’ammirazione che la CPI riserva ai religiosi di altri culti che si impegnano contro le ingiustizie. Quindi ha voluto conoscere in che modo, in vita, ella ha lottato contro di esse.

Ed ecco che Teresa ha sconvolto gli ingenui pirati con la prima rivelazione:

«Le ingiustizie sono tutto ciò che va contro la giustizia, e la radice di ogni ingiustizia, di ogni male, è l’aborto. E la contraccezione, che è la stessa cosa.

Noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Milioni muoiono deliberatamente per volere della madre! E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla.

Ho combattuto aborto e contraccezione con le adozioni, ho salvato migliaia di vite, ho inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: “Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi. Abbiamo parecchie ragazze madri. Dite loro di venire: Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino».

I pirati si guardavano tra loro attoniti: e la libera scelta? E la possibilità di decidere della propria vita riproduttiva? L’importanza di considerare la sessualità anche in termini di affettività e piacere, oltre che di riproduttività?

Ecco che Mona Stappista, piratessa così sensibile ai bisogni sociali, domanda: «Aspetti… E i poveri, i lebbrosi? Mi scusi… Non è per questo che ha speso le sue energie umane?»

Lo spettro della defunta Madre sbianca e arrossisce:

«Ehm… beh… sì ma… in realtà… la povertà, la sofferenza, la fame non sono ingiustizie, e quindi non vanno combattute. Esse sono lo specchio dell’amore di Dio.

I poveri, gli affamati, i malati, i lebbrosi sono l’immagine dell’amore di Cristo. E come tali vanno accolti. Sono il nostro passaporto per il Paradiso, perché Gesù è l’affamato, il nudo, il senza casa, l’ammalato, il carcerato, l’uomo solo, l’uomo rifiutato e dice: “L’avete fatto a me”.

E Gesù è affamato del nostro amore. Solo questa è la fame dei nostri poveri, che solo Dio può saziare. Noi raccogliendoli dalla strada, e facendo sì che muoiano in grazia di Dio soddisfiamo il loro unico bisogno reale. La povertà non è un’ingiustizia, ma specchio in terra della sofferenza di Cristo, quindi non va corretta».

MozzoManica Al Castoro, Scardinale prodigo nell’accoglienza degli immigrati, non credeva alle sue orecchie: «Ma come, scusi? Non accudiva i malati? I poveri? Non li curava?»

Madre Teresa incalza:

«Chi siamo noi per opporci alla volontà di Dio? Quando Gesù ha voluto che qualcuno guarisse, lo ha fatto guarire senza cure.

Lo abbiamo letto molto chiaramente nel Vangelo: “Amatevi come io vi ho amato, come io vi amo, come il Padre ha amato me così io amo voi”. E il Padre lo ha amato tantissimo, tanto da donarcelo e lasciare che lo torturassimo, lo frustassimo, lo pugnalassimo, gli sputassimo addosso, lo crocifiggessimo.

Quindi quando ci amiamo noi, noi pure dobbiamo donarci gli uni agli altri finché non fa male. Non è abbastanza dire: “Amo Dio, ma non amo il mio prossimo”. Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi e che tocchi? Così è molto importante per noi capire che l’amore, per essere vero, deve fare male. Ha fatto male a Gesù amarci, gli ha fatto male.

Chi siamo noi per sfuggire al male usando antidolorifici o per sfuggire alle infezioni usando delle elementari norme igieniche? Forse hanno disinfettato Gesù prima di inchiodarlo? La sofferenza ci avvicina a Dio, al suo amore…»

Pappa Scialatiella Piccante I non può fare a meno di notare, alquanto perplessa, che tali argomenti potrebbero essere letti da un altro punto di vista: Gesù liberava le persone dalle malattie e si preoccupava che venisse offerto loro cibo, ovvero Gesù dava molta importanza al corpo e, in punto di morte sulla croce, avrebbe francamente evitato di assaporare il gusto straziante di quel calice… Ma mentre la Pappessa si dilungava, come suo solito, su pure quisquilie teologiche, Capitana Pastasciutta poneva la domanda cruciale: «Anche lei ha rinunciato alle cure e si è goduta l’estetica del dolore quando è stata malata?»

Dopo qualche minuto di silenzio, lo spettro ha recuperato la favella:

«Io ho sempre fatto il volere di Dio: il suo volere era che rimanessi su questa terra il più a lungo possibile, per permettere a più persone possibile di morire in grazia di Dio e arrivare in Paradiso. In questo caso le cure all’avanguardia nelle più moderne cliniche statunitensi sono servite a prolungare il mio servizio per la gloria del Signore».

Mari dei Sette Mari, decisa a trovare qualcosa che lasciasse conforto ai pirati sconvolti, chiede: «Ma almeno mi dice quanti ospedali ha costruito?»

Teresa di Calcutta dichiara di averne costruito uno solo.

Il Priore di Roma sobbalza dalla sedia: «Uno solo??? E con quanti posti?»

Teresa risponde:

«Una quarantina».

A quel punto la Pappessa è troppo curiosa: «Mi perdoni, madre… A cosa le sono serviti tutti quei soldi???»

Lo spettro spiega con una certa contentezza di aver costruito case di accoglienze e conventi:

“i malati li accogliamo, mica li curiamo. Lo ha detto anche il Lancet. Si informi”.

Fra Bernardo de la Fiasca non si capacita: «A che servono tutti ‘sti conventi???»

Subito la santa donna defunta informa i presenti:

«Ad accogliere i poveri i malati e soprattutto le ragazze madri, che speriamo aumentino sempre di più perché questo vorrebbe dire che abbiamo vinto la nostra battaglia contro contraccettivi e aborto».

Il Priore sente la necessità di approfondire: «Cioè… Tutto il mondo le ha dato soldi per ospedali e lei li ha spesi per conventi???»

Teresa di Calcutta non si sottrae:

«Tutto il mondo mi ha dato soldi perché lavoro per la Pace: mi hanno dato anche il Nobel! E la pace si costruisce combattendo l’aborto».

Il Beverendo Gnocchetto Shardana, che fino a quel momento aveva taciuto cercando di venirne a capo, dichiara con grande umiltà: «Non colgo il nesso, ma mi dice chi erano i suoi più generosi finanziatori, giusto per ringraziarli di questo prezioso contributo?»

Ed ecco che i pirati non riescono più a sorseggiare un goccio di sacra bevanda: tra i finanziatori figurano dittatori di fama internazionale.

Robin Food squarcia l’attonito silenzio, forse rintracciando opportunità di scoop per l’Osservatore Pastafariano: «Possibile che mentre lei era in vita nessuno dava queste informazioni?»

Teresa ammette che qualcuno c’era:

«Un tizio inglese molto arrogante, Christopher Hitchens. Mica per niente era ateo. Ha scritto un libro, La Posizione della Missionaria, pieno di accuse. Che rosicone!»

Corsara Ciambella, piratessa attenta allo studio e alla precisione nelle ricostruzioni, esclama: «Chissà se in Italia sia mai arrivato…»

Con grande stupore di tutti è Teresa stessa a dire che in Italia il libro è distribuito da Minimum Fax.

Robin Food è nuovamente meravigliato: «Come è possibile non sia diventato un bestseller!»

Con una risatina compiaciuta, la vecchina risponde:

«Anche questa volta Dio ha provveduto, chiamandomi a sé proprio il giorno in cui è uscito il libro. Cosa di cui ovviamente nessuno si è accorto».

Irrompe nella stanza Capitan Pastelli. Colpito dalla sua beltà lo spettro vacilla. Vorrebbe fare un giro in Pappamobile con lui, ma lo Scardinale risponde: «La Pappamobile… eh, non posso dargliela. PROPRIO oggi è finita dal meccanico».

Giampietro Belotti, il Casoncello dell’Illinois, aggiunge: «Il meccanico sono io».

Quanto vorrebbe resuscitare adesso, la cara Madre Teresa di Calcutta, ma… non c’è nessun Cristo che l’ascolti.


Epilogo

Sconvolti dalle rivelazioni dello spirito della santa, appena i pirati si sono ripresi dai fumi della preghiera sono andati alla ricerca di documenti che smentissero le parole udite. Ebbene, non hanno trovato esattamente ciò che cercavano:

https://www.nobelprize.org/nobel_prizes/peace/laureates/1979/teresa-acceptance_en.html

http://www.catholicnewsagency.com/resources/abortion/catholic-teaching/blessed-mother-teresa-on-abortion/

Fox, Robin (1994). “Mother Teresa’s care for the dying”. The Lancet344 (8925): 807–808. doi:10.1016/S0140-6736(94)92353-1

http://www.catholicnewsagency.com/resources/life-and-family/natural-family-planning-nfp/what-did-mother-teresa-say-about-nfp/

http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-ogni-persona-rappresenta-cristo-il-segreto-di-madre-teresa-17287.htm

http://www.huffingtonpost.it/2016/09/04/lato-oscuro-madre-teresa_n_11858342.html

http://www.huffingtonpost.com/krithika-varagur/mother-teresa-was-no-saint_b_9470988.html

http://temi.repubblica.it/micromega-online/madre-teresa-non-era-una-santa/

http://www.srai.org/mother-teresa-where-are-her-millions/

https://www.ewtn.com/New_library/population.htm

http://indiafacts.org/mother-teresa-eichmann-calcutta/

http://www.patheos.com/blogs/daylightatheism/2008/05/mother-teresa/

http://www.stirjournal.com/2014/07/21/living-and-working-with-the-missionaries-of-charity/

http://sallywarner.blogspot.it/

Christopher Hitchens: Hell’s Angel (sub ITA)

Christopher Hitchens, La Posizione della Missionaria, Ed. Minimum Fax https://www.minimumfax.com/shop/product/la-posizione-della-missionaria-1167

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Blasfemia sì, blasfemia no.

La bestemmia è un’ingiuria che può offendere il sentimento religioso. Tuttavia, proviamo a bendare l’occhio emotivo e a ragionare come pirati pronti a salpare per spirito di conoscenza, curiosità e decisivo senso pratico.

Siamo sicuri che tutti quelli che bestemmiano hanno intenzione di offendere?

Siamo sicuri che tutti i bestemmiatori danno peso letterale alle espressioni utilizzate?

Siamo sicuri che la bestemmia del malcapitato che urta il piede contro lo spigolo è così grave da costituire “reato”?

Siamo sicuri che espressioni ormai diventate intercalari folcloristici vadano sanzionate?

Siamo sicuri che l’utilizzo della bestemmia come espediente stilistico o come mezzo espressivo in arte sia una scelta da punire o da osteggiare?

Be’, certo, sono domande retoriche e celano un punto di vista laico! Mettiamoci piuttosto nei panni di un fervente religioso! Il pirata che si pone i quesiti elencati è un fervente religioso! È un pirata pastafariano e rende culto al Prodigioso Spaghetto Volante! Il suo Dio, però, non si offende: aggettivi come “porco” o “bastardo” suscitano il suo riso e non lo feriscono nell’orgoglio: figuriamoci se nella sua immensa sugosità il Prodigioso si scomodi per vendicare una parolaccia!

Grazie al divino buon senso del suo Dio, il buon pirata pastafariano riesce a confrontarsi con la blasfemia serenamente, affidandosi al buon gusto di ciascuno. Approfondisci

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Donne libere: donne che non sono sole

LETTERA

Ciao. Scusa se non scriverò bene, non sono molto abituata, anzi questa è in assoluto la prima lettera che scrivo.

Ho conosciuto voi pastafariani per caso, mi siete sembrati simpatici, ma non sono abbastanza esuberante per vivere come voi. Però ho iniziato a seguirvi su fb. Ho letto le cose che scrivi. Leggo sempre i post che sono pubblicati da te. Ho visto che sei una mamma e mi sono domandata spesso com’è avere una mamma come te.

Da qualche tempo ho notato che ti pronunci spesso sulla libertà sessuale delle donne e anche sulla violenza.

Perdonami se ti sembro morbosa… è che appari così buona e allegra, allegra anche se sei saggia. Mi chiedo anche come mai sei così attenta alla problematiche femminili, immagino che tu non abbia avuto questi problemi, per essere come sei, fortunata e senza pensieri.

Ho letto che domani siete a Roma, per una manifestazione a favore delle donne.

Io non faccio mai cose del genere, ma le ammiro tanto.

Hai scritto che porterai con te la storia di molte donne violate e ferite.

Allora… porta anche la mia.

È capitato che tra i 12 e i 13 anni mio cugino abbia approfittato di me diverse volte. Lui aveva 25 anni. Non sono mai riuscita a raccontarlo a nessuno. C’era il problema dei soldi all’epoca. Mio padre aveva perso il lavoro e mamma si era fatta prestare da mio zio i soldi per estinguere anticipatamente un debito. Sembrava che la mia famiglia poteva cadere in rovina. Dovevamo ringraziare mio zio. E che poteva succedere se io accusavo suo figlio? Oltretutto mio cugino era sempre quello che insegnava a tutti come campare. Approfondisci

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Il fegato del pirata

LETTERA

Ogni tanto mi intrufolo nei vostri eventi e vi guardo in disparte, sorridendo.

Voi pastafariani siete buffi.

Parlate di imprese e arrembaggi, vi travestite con qualche rattoppo da pirati: ed ecco pronti gli eroi.

Non intendo criticarvi, anzi, ti sto scrivendo con una certa benevolenza. Direi di aver posato su di voi uno sguardo alquanto indulgente, da genitore che osserva dei bambini giocare alla guerra, alle avventure, sapendo che presto si ficcheranno a nanna sotto coperte che nessuna bomba verrà a squarciare.

Non elencarmi le splendide, edificanti attività in cui vi impegnate, lo sforzo divulgativo, contro-informativo… ti ho ascoltato, sei esaustiva e convincente. So tutto di Idomeni, di Como, della battaglia anti-gender, dell’attivismo satirico. Le mie domande sono più nette. C’è ancora posto per azioni di coraggio in un’esistenza a temperatura media come la nostra? E il vostro è autentico coraggio? O è solo una finzione molto ben interpretata, diciamo… con sincera immedesimazione? Le ingiustizie contro cui vi agitate sono davvero una minaccia? O sono mostri a cui va a caccia il bambino per interrompere la noia del pomeriggio?

G. A.

RISPOSTA

Coraggio. Azione di cuore. Avere cuore. Avere forza.

L’eroe classico era un comune cittadino che partiva alla guerra, dotato di straordinarie virtù umane, grazie alle quali egli era in grado di sacrificarsi per il bene di tutti. La gloria eroica, dunque, è conquistata dall’uomo che supera la dimensione personale per quella comunitaria. È l’“io”, “per voi”.

Mi chiedo se la guerra, la miseria, la dittatura, ovvero condizioni estreme di vita, siano le sole a poter attivare il coraggio.

Mi chiedo se la guerra, la miseria, la dittatura, spuntino come funghi, all’improvviso, dopo un’occasionale piovuta; se non siano invece lungamente preparati dalla mentalità, dalla cultura che si forma nelle scuole, nelle case, nelle chiese, nelle strade. Nelle nostre camerette. E camerate.

Mi chiedo se gli incubi sconvolgono le menti solo dopo grandi abbuffate o biblici digiuni, o non striscino nella psiche anche durante il sopore apparentemente innocuo della noia pomeridiana. Approfondisci

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