Ammmore Pastafariano al Comicon di Napoli

Dal 28 aprile al 1 maggio a Napoli, all’interno del Comicon presso la Mostra d’Oltremare, si sono svolte le Giornate dell’Ammmore Pastafariano. Lo stand della Chiesa Pastafariana Italiana era contrassegnato da un cuore rosso con scolapasta.

Il logo ufficiale delle Giornate dell’Ammmore Pastafariano

Il Comicon ha ospitato la ciurma dei pirati che rendono culto al Prodigioso Spaghetto Volante perché questi hanno scelto il fumetto e l’illustrazione come mezzo comunicativo elettivo. Non a caso, dunque, proprio un fantastico fumetto suggerisce come e perché diventare pastafariani: Il Tocco dello Spaghetto, edito da Beccogiallo (disponibile al saccheggio qui).

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Un Porco in Pretura – Pierz per Dioscotto

Pierz, geniale fumettista (Ravioli Uèstern , La Bibbia 2, [Cit.] sono tra le sue opere più conosciute), contribuisce alla campagna Dioscotto per l’abolizione delle leggi contro la blasfemia con “Un Porco in Pretura”, infocomic sui punti salienti dell’art. 724 del Codice Penale, che sanziona chiunque pubblicamente bestemmi la divinità.

Ecco le tavole: prendete e spammatene tutti, Dioscotto!

 

Scarica l’infocomic in formato pdf (alta risoluzione)

Leggi subito “Un Porco in Pretura” qui sotto!

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Salmoni Pastafariani – 22. Settimo indizio: La ciurma si svela

Dopo l’incontro con la strana maschera, sul galeone regnava una pace assoluta. Si stavano allontanando dalla costa, ancora senza una meta precisa.

Come al solito l’indizio nascosto nell’indovinello li stava mettendo a dura prova.

“Nulla dell’Isola come nessuna.

Finora annusate il profumo

sol, non disperate della fortuna:

Or la cerca volgetela al fumo.”

Buon pirata non disperava, però. Avrebbero sicuramente avuto l’ispirazione giusta, bastava aspettare.

Così si accese la pipa, e subito lo avvolsero spire di fumo che giocava col vento.

Anzi, quasi sembrava correre davanti alla nave.

Come ad indicare la rotta da seguire.

Il Pirata si erse di scatto e consultò la mappa.

“Or la cerca volgetela al fumo” ed il fumo volgeva a Sud-Est.

Deciso! La rotta doveva volgere al fumo, a Sud-Est. Ed in quella direzione c’era Cuba, l’isola dei sigari. Ed i sigari facevano fumo: tutto combaciava.

Quindi comunicò alla ciurma cosa aveva scoperto, e tutti furono d’accordo e sollevati: avevano una rotta, avevano una meta.

“Allora andiamo all’Avana?” chiese Governatore “Posto difficile, in questi anni difficili.”

“Animo.” rispose sorridendo Buon Pirata “Se esiste un posto dove applicare il Sesto Condimento, è proprio quello: chi meglio dei cubani ha cercato di non erigere templi milionari e provato a sconfiggere la povertà, curare le malattie, vivere in pace, amare con passione e ridurre il prezzo delle pay-Tv?”

Governatore volse lo sguardo all’orizzonte:

“La miseria a cui erano condannati, quella sì andava contro qualsiasi Condimento. E la forza che hanno dimostrato in tanti anni, quella sì che merita il migliore dei Paradisi.”

Mai attraversata fu tranquilla come quella. La brezza gentile gonfiava le vele e Galeone fendeva le onde quasi con strafottenza.

Così passarono i giorni, tutti indaffarati a badare alla nave, perché va curata costantemente come una vecchia amicizia, come un ideale.

Tu Chitti, il pappagallo dalla vista incredibile, fu il primo, dalla coffa, ad avvistare terra.

Svolazzò per la nave urlando “Terra! Terrra!” e tutti al suo passaggio gli battevano le mani.

Così lentamente si avvicinarono. Finalmente calarono le ancore nella sua famosa baia, teatro di avventure, saccheggi e combattimenti. Furono impressionati dalle Tre Fortezze a guardia del Porto, la storia della città.

E poi sbarcarono, eccoli arrivati all’Avana.

Subito si avviarono per La Habana Vieja, non sapevano ancora perché, ma sembrava la strada giusta da percorrere.

Allora attraversarono il Centro dell’Avana e praticamente quasi sbatterono addosso al Granma.

Buon Pirata guardava a bocca aperta, perché ebbe una visione di un giovane comandante con un basco nero in testa ed il sigaro in bocca che scendeva dalla barca.

E dietro a lui giovani eroi, pronti a donare la vita pur di liberare la propria terra.

Ed un altro comandante barbuto fece uscire la testa da un carro armato.

Tutti si scossero e proseguirono.

Solo Buon Pirata si attardò, perché per la prima volta vide la sua ciurma. Probabilmente la benda sull’occhio cominciò a funzionare proprio allora, perché davanti a sé non camminavano più gli stessi che lo accompagnarono nelle sue ultime avventure.

La cagnetta Rosetta era una snella ragazza bionda con la bandana rossa ed una fascia rosa che gli cingeva i fianchi. Il pappagallo Tu Chitti era un forte pirata vestito di sette colori. Il Tucano Cuccuruccù era un mozzo agile e scattante. E Governatore, beh, era sempre Governatore, l’altra metà di Buon Pirata, su di lui aveva sempre contato.

Dopo un momento di impasse, il mozzo si voltò e lo chiamò:

“Capitano, dobbiamo andare avanti. Coraggio.”

Allora il Pirata sembrò scuotersi, si terse la fronte e sistemò il tricorno.

Quando giunsero nella parte vecchia della città, si fermarono e si guardarono attorno.

Buon Pirata scorse del fumo uscire da una finestrella socchiusa dalla persiana.

Si avvicinò e cercò di guardare all’interno.

Subito uscì una mano di vecchio che gli porse un oggetto tondeggiante. Senza una parola, lo prese a sé e lo portò a far vedere alla sua ciurma.

Era la noce di cocco di nostra conoscenza, X nera e sorriso giallo. Dentro una pergamena con un verso:

Immaginate, la distanza è poca

Ma l’Isola è quello che tu ti senti

Pochissimo pane e poca tapioca

Tu devi cercare i morti viventi.

Buon Pirata, improvvisamente sentì mancargli le forze. Ma i suoi amici lo presero sotto braccio, e lentamente tornarono al porto dove avevano lasciato la scialuppa.

Infine tornarono alla nave, dove finalmente misero a riposare il Pirata.

Da quel giorno si disse: “Ogni viaggio che farai porterà via un poco di te, ma peggio è non muoversi.”

Ramen.

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La Chiesa del Prodigioso Spaghetto Volante raggiunge un’altra tappa fondamentale in Nuova Zelanda

Primo Pastafariano a prestare giuramento di fedeltà alla Nuova Zelanda, Björn Oback ha giurato sul nuovo Sacher Libro della religione della pasta. Ha indossato un caratteristico scolapasta blu calcato in testa e aveva “La Mappa dei Tesori” tra le mani, in occasione della cerimonia di riconoscimento della cittadinanza tenuta a Hamilton Gardens venerdì.

Membro della Chiesa del Prodigioso Spaghetto Volante, è il primo a pronunciare una dichiarazione giurata sul testo sacro ufficiale della Chiesa, del quale è stata stampata la prima edizione questa settimana, per l’occasione.

Si tratta di una tappa fondamentale e stimolante sia per il biologo, tedesco di nascita, sia per la Chiesa, che si propone di divenire una presenza più importante nella vita della Nuova Zelanda.

Il Pastafarianesimo fu fondato nel 2005 negli Stati Uniti da Bobby Henderson, originario dell’Oregon, come risposta ai fondamentalisti cristiani che sostenevano l’inserimento del creazionismo nel programma scolastico.
Gli adepti del Pastafarianesimo adorano un Dio costituito di pasta, chiamato Prodigioso Spaghetto Volante, indossano colapasta oppure abiti pirateschi, rifiutano le “paranoie senza senso” e in tutto ciò si godono la vita, si comportano gentilmente con tutti gli esseri senzienti e si danno a banchetti a base di pasta.

L’intenzione, in un primo tempo, era quella di schernire i fondamentalisti di ogni genere ma, come afferma Oback, tutti gli scherzi ben fatti hanno un fondo di serietà. Si è iscritto alla Chiesa come membro virtuale fin dal primo anno.

Il torreggiante tedesco, che vive in Nuova Zelanda dal 2000, ha suscitato un sorriso stupefatto al sindaco Andrew King e contenuta ilarità tra i presenti quando si è alzato per ricevere il proprio certificato di cittadinanza.
In seguito, i consiglieri comunali di Hamilton Paula Southgate e Siggi Henry (quest’ultimo avvezzo alla pratica di indossare copricapi in metallo o alluminio a eventi ufficiali) gli hanno richiesto una spiegazione per l’utilizzo del colapasta.
“È Beverdì, il giorno internazionale Pastafariano, consacrato alla glorificazione della pasta”, ha risposto.
Oback non è stato il solo, tra i 127 nuovi cittadini provenienti da 28 Paesi, a dare pubblica dimostrazione del proprio Credo, ma ha negato recisamente che il Colandro fosse una forma di derisione ai danni degli altri.
“L’idea è quella della tolleranza universale; in effetti, può apparire come una presa in giro, ma non lo è affatto.”

Oback è un Pastafariano praticante, ma il Pastafarianesimo, per la sua famiglia, più che una religione è uno stile di vita. La figlia adolescente, Maia, afferma che “probabilmente” indosserà un colapasta, quando presenterà le pratiche per la patente di guida.

La Chiesa del Prodigioso Spaghetto Volante è stata ufficialmente riconosciuta dallo stato quando è stata autorizzata a celebrare matrimoni, nel 2015, e la Nuova Zelanda ha assunto i caratteri di una “Mecca” per i Pastafariani.
Karen Martyn, Top Ramen e Minestra di Culto, figura di rappresentanza della Chiesa, è autorizzata a celebrare ufficialmente matrimoni e ha amministrato il primo matrimonio Pastafariano al mondo, nel 2016.
Martyn dichiara che la Chiesa della Nuova Zelanda è stata la prima a creare un testo sacro per raccogliere i precetti della religione, chiamati “Tesori”.

Tra i “Tesori” vi sono: comportarsi con gentilezza, non tagliare via pezzi del corpo o indossare certi abiti, prendersi cura dell’ambiente e sostenere l’eutanasia.
“Vorremmo che le persone adottassero un certo comportamento perché è un comportamento carino, o un comportamento giusto, non perché hanno paura di bruciare all’inferno in un ipotetico aldilà. La nostra Chiesa sostiene con forza tutto ciò che possa migliorare il benessere degli esseri senzienti.”

La registrazione online non è obbligatoria per aderire alla Chiesa, ma Martyn argomenta che, in ogni caso, non è possibile verificare quanti siano i seguaci del Pastafarianesimo.
“L’importante non sono i numeri, è la gentilezza. Abbiamo persone veramente deliziose e la sola divinità priva di genitali.”

I Pastafariani non fanno proselitismo, poiché non amano chi impone le proprie opinioni o le proprie credenze immaginarie agli altri; tuttavia, è in programma un piano per lo sviluppo della Chiesa. La Chiesa del Prodigioso Spaghetto Volante sarà presto registrata come associazione religiosa di beneficienza.
“In Nuova Zelanda, Chiese e organizzazioni religiose non sono soggette alle imposte: speriamo di attirare l’attenzione su questo stato di cose, in modo da far sì che la legge cambi. Vorremmo vedere le associazioni religiose tassate allo stesso modo di qualsiasi altro organismo o azienda.”

Tradotto da “Church of the Flying Spaghetti Monster breaks another milestone in New Zealand” di T.Manch, pubblicato su Stuff.co.nz il 15 Dicembre 2017
Per leggere l’articolo originale clicca qui

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Salmoni Pastafariani – 21. Sesto indizio: Halloween

“E ora dove si va?”

Chi pose la domanda era Governatore, e la domanda al momento non ebbe risposte.

Tutta la Ciurma di Amici si stava guardando attorno, come se sulle vele dovesse apparire improvvisamente scritta la risposta o dal mare spuntare un tritone con un messaggio che li aiutasse col dilemma.

“Il pirata va anche senza vento

cerca l’isola che toglie il Tormento

cerca l’isola che ha la vita rivale

e tutti i giorni festeggia carnevale.”

Insomma, avrete capito che sul Galeone era come fosse sceso un grosso “Boh?”.

“Io so cosa fare in questi casi” disse Buon Pirata, rompendo il silenzio rotto solo dal rumore del vento e dalle onde sulla chiglia.

“Ci si mangia dei buoni spaghetti con le polpette, e confidiamo di avere una risposta Quintariana al quesito.”

Insomma, il Pirata la sapeva sempre più lunga degli altri.

“Tanto è vero che lo dice anche il Quinto Io Preferirei Che: per dare una risposta, il Condimento chiede che non si debba avere lo stomaco vuoto. E ciò vuol dire che avremo qualche intuizione dopo aver mangiato.”

E siccome il più curioso era proprio il Governatore, praticamente si fiondò in cambusa a preparare il pranzo. E non passò molto tempo che per la nave si sparse un buon odore di sugo.

Poi mangiarono, naturalmente Cuccurruccù e Tu Chitti ebbero semi di girasole in abbondanza.

Dopo furono molto allegri, sembrava vedessero i problemi da un’altra angolazione. E mentre Poppenrocke ed Olivetta facevano una gara di ruttini digestivi, Governatore si stese sull’amaca a guardare il cielo e Buon Pirata, con Rosetta al suo fianco, tirava lunghe boccate di fumo dalla sua pipa appoggiato alla murata e guardava assorto il mare.

“Che strana quella nuvola, sembra quasi una maschera. Sembra … uno scheletro.” disse Governatore mentre osservava le nubi in cielo che passavano veloci.

Il nostro Pirata preferito, a quelle parole fece la sua solita faccia di quando gli arrivava un’idea.

“Hai detto scheletro? Eureka! So esattamente dove andare: a New Orleans, tra due giorni è Halloween e ci arriviamo giusti in tempo!”

Buon Pirata parlava agli amici ed i brillanti del vestito si illuminarono di gioia: bene, sarebbero andati nella città perfetta per la festa del 31 Ottobre.

“In Messico chiamano El dìa de muertos i due giorni dopo Halloween” continuò a spiegare il pirata “Cioè il contrario dei viventi. Cerca l’isola che ha la vita rivale dice l’indovinello, ed a New Orleans festeggiano travestendosi come fosse Carnevale. Quindi passeremo la festa a distribuire dolcetti ai bambini ed attenderemo un segno per avere altri indizi.”

Ci fu un coro di “Ahrrr!” da parte di tutti quanti, ed improvvisarono un balletto dalla felicità.

Infine tutti si misero al lavoro per governare la nave. Rotta: New Orleans!

Come previsto da Buon Pirata, arrivarono il 31 Ottobre e la città si stava preparando per la festa della sera, fino a mezzanotte.

Anche i nostri naviganti si stavano preparando. Avevano portato a terra un barile di caramelle e lecca-lecca. Li avrebbero distribuiti ai bambini in maschera, finché li avrebbero finiti.

Prima fecero tappa in una locanda per pregare doviziosamente lo Spaghettoso, e poi si recarono nella via principale dove facevano la sfilata.

Lì c’erano fantasmagoriche maschere di Halloween: fantasmi, vampiri e diavoletti dappertutto. E poi orchestrine jazz in ogni dove e con qualsiasi strumento, anche quelli più improbabili fatti in casa con bidoni e corde.

Il risultato era abbagliante e, poco prima della mezzanotte, la nostra ciurma preferita aveva consumato tutti i dolcetti.

Non solo: quando arrivarono alla fine della via, ebbero il premio come miglior gruppo in maschera. Dissero che “sembravano veri pirati”!

Comunque si era fatto molto tardi e di tornare al Galeone non se ne parlava nemmeno.

Quindi trovarono un posto sull’erba in riva al Mississippi e presero sonno, sognando di Tom Sawyer ed Huckleberry Finn.

Alle prime luci dell’alba, Buon Pirata si alzò e si stiracchiò sbadigliando.

Poi in mezzo al fiume notò una cosa e subito svegliò tutti:

“Sveglia! Una novità, guardate in mezzo al fiume, c’è un’isola. Deve essere quella indicata dall’indovinello.”

“Già, ma come ci arriviamo? Il fiume è immenso, a malapena si vede l’altra riva.” chiese Olivetta ancora insonnolita “Ci vorrebbe una barca e qui non ne vedo.”

“Una barca? Ma abbiamo un galeone intero!” rispose Governatore.

In fretta e furia ritornarono al porto, slegarono Galeone e governarono la nave sino al delta e su per il maestoso fiume navigabile, fino all’isolotto.

Anche lì scesero dopo aver ancorato per bene Galeone. Visitarono l’isolotto al suo interno, dove c’era uno spiazzo.

Cominciava ad imbrunire, quando si alzò una nebbiolina.

All’improvviso una figura mantata sembrò sbucare dalla vegetazione e dalla bruma e non toccare il terreno mentre avanzava.

Si avvicino a Poppenrocke e gli consegnò qualcosa.

Poi sparì.

“Chi era?” chiese Poppenrocke “Che ti ha dato?”

“Non so chi fosse” rispose l’attrice “mi sembrava fosse qualcuno che conosco ed a cui voglio molto bene. Ma aveva ancora il costume di Halloween. Una maschera da scheletro.”

Poi dette a Buon Pirata quello chel aveva ricevuto dalla figura mascherata.

“La noce di cocco con la X nera ed il sorriso giallo!” esclamò lui “Vediamo se c’è il biglietto e se c’è una carta con l’indovinello:”

Infatti era proprio così, e c’era scritto:

“Nulla dell’Isola come nessuna.

Finora annusate solo profumo

suo; non disperate della fortuna:

Or la cerca volgetela al fumo.”

Si stava facendo buio. Era tempo di tornare sulla nave.

Prima di tutti in testa alla fila c’era Buon Pirata, che pensava allo strano personaggio incontrato.

Sorrideva. Avrebbe giurato di aver visto qualcosa sotto la maschera, come uno spaghetto.

Da quel giorno si disse: “Osserva bene la maschera: sotto batte un cuore pirata.”

Ramen.

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Salmoni Pastafariani – 20. Quinto Indizio: Manca il vento

Bonaccia, bonaccia e ancora bonaccia. Nemmeno un alito di vento, le vele erano floscie e immobili. La nave era ferma, sembrava tirata in secca.

E c’era caldo, un caldo afoso. Tanto caldo che Governatore stava coi piedi a mollo, senza la sua parrucca di ordinananza, e si stava sventolando con un ampio ventaglio.

Rosetta ansimava all’ombra con la lingua penzoloni.

Poppenrocke e Olivetta stavano approfittando del sole ed erano sul cassero che si prendevano la tintarella.

Buon Pirata stava fumando la sua lunga pipa appoggiato alla murata, si era tolto il tricorno e si stava proteggendo la testa con un fazzolettone e sembrava che da un momento all’altro dovesse prender sonno.

Gli unici che non sembravano patire il calore erano il pappagallo arcobaleno e il tucano, che giocavano a rincorrersi attorno all’albero maestro, ma, si sa, quei due erano abituati al caldo della Foresta dell’Amazzonia.

“Dove siamo ora?” chiese quasi rantolando dalla calura Governatore a Buon Pirata.

“Molto al largo delle coste del Venezuela, quasi in vista di Caracas.” Rispose precisando.

“Vicini a Caracas? E perchè non ci scendiamo allora? Ci sono ottime locande là, con fresca birra e comodi canapè all’ombra.” sospirò l’accaldato governatore, mentre il Pirata comiciò a ridere e gli disse di rimando:

“Quindi nessun problema se caliamo una scialuppa, ci montiamo tutti quanti e cominci a remare per un centinaio di miglia fino ad una di queste famose locande di Caracas?”

Governatore ci pensò su per un attimo e scuotendo la testa ammise:

“No, forse è meglio che tengo le zampe in catino.” e continuò a sventolarsi e sbuffare dal caldo.

Buon Pirata rimase con il sorriso stampato sulla faccia, e continuò a fumare pensando all’ultimo indovinello che serviva a trovare un altro indizio.

“Ancora lontana è l’isola amica Siete arrivati con grandi sforzi. Ma or nessun di voi mollerà mica: Trovate un cappello senza rinforzi.”

Trovare un cappello senza rinforzi? Questo era il mistero, a cosa si riferiva? Quale cappello? Cos’erano questi rinforzi?

“Qualcuno sta pensando alla soluzione dell’indovinello?” chiese Poppenrocke stiracchiandosi come una gatta al sole.

Rosetta abbassò desolata le orecchie e cercò di mettersi ancora più in ombra.

Olivetta, quasi pensando ad alta voce, cercò a modo suo di rispondere alla domanda:

“Le risposte molte volte arrivano quando meno te lo aspetti, a volte quando proprio ci rinunci a pensare. Sei là sopra tal problema e non ci ricavi un totano dal retino. Magari dopo pensi come cucinare gli spaghetti alla sera che … zac! ti appare la soluzione bella e pronta. Poi ti dici: come ho fatto a non vedere la soluzione?”

“Una volta” cominciò a raccontare “stavamo recitando in un importantissimo teatro, io e la mia compagnia eravamo molto uniti da amicizia. ognuno di noi aiutava gli altri ad imparare la parte a memoria ed a migliorare la recitazione, di modo che ne beneficiasse lo spettacolo ed avessimo più successo possibile.

Ma uno di noi credeva di essere il più bravo di tutti, si sentiva non valorizzato nel suo ruolo nella compagnia. Così la prima volta che gli offrirono per pochi dobloni in più una parte più importante, accettò di filato e ci lasciò. Purtroppo per lui quello spettacolo fece fiasco, e non trovò mai il coraggio di ritornare con noi, ad ammettere che lui si trovava bene nella nostra compagnia, anzi maledicendo il momento che ci aveva incontrati e portato sfortuna.

Così facendo perse di vista ciò che chiedeva il Quarto Condimento: Io preferirei davvero che tu evitassi di assumere comportamenti che offendano te stesso.

Si rese così ridicolo che un giorno a Panama incontrò un impresario Harekrisna e …”

Forse un giorno sapremo cosa successe all’amico di Olivetta, ma ora fu interrotta da Buon Pirata che sembrava fosse stato colpito da una lampreda, il quale esclamò verso l’attrice con un occhio aperto ed uno semichiuso:

“Cosa hai detto? Ripeti un poco!”

” … ‘incontrò un impresario’ …?” rispose un pochetto allibita Olivetta

“No, prima di questo!”

“A, ‘si rese così ridicolo’, intendi questo?”

“No, no, dopo!”

“Ohibò che ho detto? ‘Harekrisna’?”

“Ma no-o, prima!”

” … ‘che un giorno’?” e stavolta era un po’ spaventata.

“Subito dopo, che hai detto?” quasì urlò il Pirata.

“… ‘Panama’.” cominciava a sudare la tapina.

“ECCO!” stavolta gridò così forte che tutti ebbero un sobbalzo “Ci sono: ho la soluzione.”

A questo punto tutti si fecero attorno a Buon Pirata.

“Capite? Panama, il cappello che non ha rinforzi. Dobbiamo recarci a Panama dove fanno i cappelli!”

Ci fu un coro di ‘aaah’ e di ‘oooh’.

“Abbiamo capito adesso. Ma resta il fatto che non ci possiamo muovere adesso, visto la bonaccia che c’è, vero?” osservò Governatore.

Poco male, Buon Pirata si diresse a poppa e diede delle boccate di fumo verso le vele floscie. E queste cominciarono a riempirsi di una leggera brezza che poco dopo diventò venticello ed infine rinforzò fino a far volare la nave sull’acqua.

E stavano dirigendosi proprio verso Panama.

Ed ecco che qualche tempo dopo erano in vista di Panama. Misero il Galeone alla Fonda e scesero a terra.

Prima di entrare in città sentirono dei ‘tlin-tlin’ come di cimbalini.

“Le terribili guardie Hare Krisna!” Esclamò Governatore.

“Le conosco molto bene, sono il braccio armato delle altre religioni, se ci prendono ci mandano in prigione. O peggio: ci daranno da mangiare i dolcetti senza burro! Brrr ..”

Ma Buon Pirata dispose la ciurma in fila indiana, l’ultimo era il tucano, e quatti quatti riuscirono ad entrare senza essere notati.

Stavano camminando per le vie della città quando rosetta si fermò puntando una casa.

“Woffy!” disse Rosetta.

“Brava, hai trovato la Casa del Cappellaio. Vediamo se troviamo qualche cosa!” disse il Pirata.

In effetti, ad una finestra, ben legata ad una sbarra, c’era una noce di cocco. E girandola videro che c’era disegnata una x nera ed un sorriso giallo.

All’interno una carta con un indovinello, che recitava:

“Il pirata va anche senza vento

cerca l’isola che toglie il Tormento

cerca l’isola che ha la vita rivale

e tutti i giorni festeggia carnevale.”

Poi, guardandosi attorno, tornarono sui loro passi.

E non incontrarono nemmeno un arancione, erano stati davvero in gamba questa volta.

Che dite, se li sono meritati gli spaghetti con le polpette?

Da quel giorno si disse: “La tua nave ferma e senza vento ha solo bisogno di un soffio pirata, una speranza.”

RAmen.

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Salmoni Pastafariani – 19. Quarto Indizio: La nave fantasma

Ahrr Ciurmaglia! Ho ricevuto un’altra storia da buon Pirata.

Stavo pescando le anguille dei sargassi, quando mi saltò in barca un pesce d’oro e argento ed un occhio rosso ed uno verde.

“Ma sì! tu sei il Pesce del tesoro!” esclamai, e lui, come risposta, mi lanciò con la coda un’Ostrica Blu, poi saltò di nuovo, ma questa volta in mare e sparì per sempre.

Incuriosito, aprii l’Ostrica Blu e trovai un foglio che custodiva come uno scrigno il suo tesoro.

Avrete già indovinato: era un’altra avventura del Briccone di un Buon Pirata e della sua combriccola di amici.

Aspettate un poco, mi metto comodo e ve la racconto.

Appena risolti i primi due indizi del primo indovinello, si dovettero misurare con il terzo indizio del secondo indovinello:

“Cercando l’Isola dalla Libertà

Bramata, un’altro indizio avrai.

Il Secondo raccolto, in verità:

Trova la Noce che non navigherai.”

Naturalmente ci dovettero rimuginare un poco sopra, ma , dopo che la nave fu Disincagliata, cominciarono a navigare senza una meta precisa, sicuri solo di un’ispirazione.

Ogni tanto durante la navigazione uno di loro prendeva la pergamena dove c’era scritto l’indovinello, e provava a risolverlo.

Prima Tu Chitti, che dopo un poco scosse la testa colorata e tornò a mangiare semi di girasole.

Poi Governatore che passeggiò a lungo sul castello con la carta davanti agli occhi, ma anche lui ci rinunciò con un sospiro. Piegò la carta e la passò ad Olivetta, che stava per andare a riposarsi sull’amaca.

Si era appena distesa, alzando la carta verso il sole per coprirsi gli occhi, che fece un balzo in piedi. Gli era sembrato di vedere qualcosa su quel foglio.

Anche in piedi portando la carta verso il sole, si vedeva qualcosa. Allora chiamò gli amici:

“Venite! Forse ho scoperto qualcosa , presto!”

Allora tutti si avvicinarono. In effetti, guardando il cartiglio contro luce, si notava una rosa dei venti un poco più chiara del resto del foglio.

Indicava una direzione da prendere attraverso una piccola nave stilizzata, come fosse disegnata da un bimbo.

Ed in fianco alla nave due lettere, come iniziali: F e D.

“F e D?” disse Buon Pirata “Cioè: Flying Dutchman, l’Olandese Volante!”

A quel nome tutti ebbero un brivido:

“Brr … che stai dicendo Buon Pirata? QUELL’ Olandese Volante? Sei sicuro?” domandò Poppenrocke “Quindi dobbiamo andare alla ricerca di una nave fantasma? brrr …”

Persino Rosetta abbassò coda ed orecchie e si nascose tra il sartiame.

“Poppen, tu ascolti un pò troppo le storie dei marinai, e queste, come ben sai, sono di molto gonfiate.” le rispose Pirata. “Dicevano pure che il loro capitano si vestiva di magenta, c’erano donne nell’equipaggio che si vestivano di fuxia e ciò portava male. Ma noi che seguiamo i Condimenti, sappiamo che il nostro terzo ‘Io preferirei che’ ci dice di evitare di giudicare le persone per come appaiono, o per come si vestono, e che tutti siamo persone. Non è il colore che distingue i tizi noiosi.”

Poi continuò:

“Quello che si sa, invece, che era costruita di noce e non fu più vista dopo che un furioso uragano la colse. Negli anni a seguire qualcuno disse di averla vista tra le nuvole di una tempesta o tra le onde alte di una mareggiata, che imperterrita navigava senza equipaggio.”

Continuava a spiegare agli altri che sembravano abbastanza turbati nell’andare alla ricerca di una leggendaria nave spettrale.

“Naturalmente sono favole per spaventare i creduloni, figuriamoci se esistono i fantasmi e nemmeno le navi fantasma. Su! Riprendetevi che dobbiamo trovare questo relitto di noce .”

Rincuorati tornarono tutti a manovrare la nave che dopo un poco filava col vento in poppa.

Dopo qualche tempo furono in vista di un isola ed in quella direzione puntarono. Non era segnata sulla mappe, ma era ben visibile un relitto di noce, molto antico e molto malridotto, poggiato su di un fianco sulla sabbia di una piccola spiaggia. Il nome era illeggibile, si poteva distinguere molto sbiadite solo le inziali: F e D.

Legata al moncone dell’albero di trinchetto trovarono ancora una volta una noce con la X nera ed il sorriso giallo.

E dentro un cartiglio con il Terzo indovinello, e declamava:

“Ancora lontana è l’isola amica

Siete arrivati con grandi sforzi

Ma or nessun di voi mollerà mica:

Trovate un cappello senza rinforzi.”

E pure questa volta gli amici tornarono sul Galeone, contenti per aver trovato l’indovinello nuovo e per aver risolto quello vecchio.

Ma ora sapevano che dovevano lavorare per trovare anche questa soluzione.

Da quel giorno si disse: “Se cerchi una cosa che non esiste, raccogli tempesta e perdi l’equipaggio.”

RAmen

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Salmoni Pastafariani – 18. Terzo Indizio: l’Isola del Liscafisso

“Olaaa! Heeeeei, sul ponte!”

Chi stava urlando così era Poppenrocke. Quel giorno era di vedetta sulla coffa, e stava scrutando il mare per avvistare terra.

Evidentemente dalle urla qualcosa doveva aver visto, e lo stava comunicando alla ciurma in basso.

Buon Pirata e gli altri stavano proprio in quel momento osservando una mappa delle isole. Naturalmente, pure rimuginavano sull’indovinello che costituiva il primo indizio:

“Se vuoi l’isola dall’Immenso Valor / otto indizi troverai del suo cuor / il primo: è un’Isola con birra fresca. /Or per il due la lisca, ma non l’esca.”

“La prima parte non ci da indicazioni valide” pensava a voce alta il Pirata, mentre gli altri annuivano

“Poi dice che in quest’isola c’è birra fresca, ma molte isole hanno birra e pure fresca. Mi sa che questo indizio ci servirà quando completeremo tutti e otto.” continuò nei suoi ragionamenti.

“Ma quella che ci interessa ora è l’ultima strofa, che dovrebbe darci indicazioni per trovare il secondo indizio . Uhmm …” disse mentre si tolse il tricorno e si grattava la crapa con l’uncino.

Intanto dalla coffa la cantante si stava sgolando per attirare l’attenzione di quelli sotto, che impegnati com’erano manco si accorsero di lei e dei suoi urli.

Esasperata, vuotò la bottiglia di birra bevuta a metà che aveva con sè per combattere la sete e il caldo.

E prese in pieno il Governatore, che si ritrovò bagnato di birra dal cappello agli stivali.

“Ma che pinguino ti ha preso, Poppen?” urlò rivolto alla coffa, paonazzo e agitando un pugno, sputacchiando pure un poca di birra.

“Scusa Gov. Ma non mi ascoltavate ed allora …” provò a spiegare la cantante, mentre il resto della ciurma si rotolava dalle risate sul ponte.

“Niente scuse, no no! Appena torni giù ti darò il mio bel vestito ed il mio magnifico cappello e tu li laverai. E senza storie!” le intimò Governatore. Orpo, se era arrabbiato.

“Vaaaa bene” disse ridendo lei “Toglitelo il bel vestito, che così vedremo finalmente Governatore in mutande!”

Lui diventò di un delicato color porpora acceso, mentre il resto della ciurma era alle lacrime dalle risate.

Poi pure lui scoppiò a ridere, poichè la scena era davvero esilarante

“Va bene, vorrà dire che mentre lavi, stapperò due bottiglie di birra e le beviamo insieme.”

“Ooo, ora basta voi due” disse Buon Pirata asciugandosi gli occhi “C’è un indizio da trovare. Poppen, hai visto qualcosa? Che avevi da starnazzare, lassù?”

Ora toccò Governatore a rotolarsi dalle risate.

“Ho avvistato terra, Buon Pirata. Ci stiamo avvicinando.” disse Poppen

“Anzi, dato che abbiamo riso e scherzato ed è passato tempo, direi che, ad occhio e croce …” e intanto che stava spiegando a quelli sotto, la nave con un “skrrratch” si arenò sulla spiaggia dell’isola vista da Poppen, che terminò la frase ” … ci siamo sopra!”

La nave frenò sulla sabbia, e meno male che tutti ridevano distesi sul ponte perchè altrimenti qualcuno cadendo si poteva fare male.

Solo Poppen sulla coffa si ritrovò sbalzata fuori, ma riuscì a tenersi con una mano sulla coffa e poi ci rientrò.

“State tutti bene?” Disse il Pirata rialzandosi.

Poi controllando che tutti non avevano riportato danni, disse:

“Poco male, la marea è al minimo, poi, alzandosi, riusciremo a disincagliare la nave.”

“Vedo una cosa strana da quassù” informò gli altri Poppenrocke “L’isola è tutta ricoperta di palme ed è piatta e con la bassa marea mi ricorda la lisca di un pesce. Anzi vedo che sull’occhio ha una benda! Ma sì! ha la forma del Liscafisso!”

A questa notizia tutti fecero “Oooh!” e Buon Pirata gli si illuminarono tutti i diamantini del vestito, e poi si diede una grande manata sulla fronte, dicendo:

“Ma sì! Ecco cosa voleva dire l’indovinello. Capite? La lisca intende proprio che bisogna cercare nell’isola a forma di lisca, il liscafisso. E ‘non l’esca’ vuol dire che dobbiamo cercare dalla parte opposta da dove abbocca il pesce, cioè la coda. Orsù tutti in marcia!”

“Veramente io avrei sentito cose assai bizzarre su quest’isola, raccontate da dei marinai.” obbiettò Olivetta “Del tipo che è abitata da dei selvaggi che non credono in nessun dio e ti tirano frecce per portarti via il Rhum. Che facciamo se li incontriamo? Li affettiamo?” e fece una mossa esagerata fingendo di sguainare lo spadone dal fodero, anchè perchè non poteva proprio toglierlo in quanto faceva parte del costume da scena.

“No, che affetti tu?” rispose il Pirata “Con uno sciabolone finto ed il mio cavatappi?. Anzi: Governatore ha pure una pistola, ma, guarda un po’, senza polvere da sparo.

E poi lo sai bene che il secondo Io Preferirei Che ci dice che non dobbiamo punire o sventrare proprio nessuno.”

E tutti a quelle parole fecero sì con la testa.

“Piuttosto scendiamo e portiamoci verso la coda. E poi si vedrà” disse alla fine Buon pirata

E via che attraversarono piuttosto velocemente l’isola, non era molto grande in verità, e si trovarono nell’insenatura che formava la coda.

A proposito, non videro nessun selvaggio ostile, segno che le storie dei marinai, a volte sono esageratissime, e bisogna sempre verificare le notizie prima di riportarle come vere.

Fattostà che si guardarono attorno, e notarono ancora una volta una palma con una noce di cocco disegnata con la X nera ed il sorriso giallo, come quella dell’altra isola. Dentro c’era una pergamena.

“Il terzo indizio.” esclamarono. L’aprirono e la lessero:

“Cercando l’Isola dalla Libertà

Bramata, un’altro indizio avrai.

Il Secondo raccolto, in verità:

Trova la Noce che non navigherai.”

Si guardarono in faccia tutti sbigottiti e scuotendo la testa.

Poi tornarono sulla nave, per pensarci su questo ancor più strano indovinello del secondo indizio.

La marea si stava alzando.

Da quel giorno si disse: “Non cuocer troppa polenta per mangiarla col merluzzo del marinaio fanfarone, magari è solo una sardina.”

RAmen.

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