Il Pastafarianesimo è una religione

Pappessa Scialatiella Piccante I
Pappessa Scialatiella Piccante I

Gentile redazione de La Repubblica,
sono “tal” Pappessa Scialatiella Piccante I, guida spirituale della Chiesa Pastafariana Italiana, al secolo Emanuela Marmo.

Scrivo in riferimento all’articolo di Pietro Del Re datato 17 agosto 2018.

Giacché la notizia riguarda la religione professata dalla mia Chiesa e considerando che sono espressamente citata dal vostro articolo, mi sento autorizzata a chiedere che la vostra testata pubblichi questa lettera.

Ho il dovere di esprimere un’opinione su quanto la frittella olandese subisce, rappresentando il mio sentito appoggio a Mienke de Wilde. Ho il dovere di dare riscontro ai frittelli italiani che mi domandano di intervenire perché sia fatta una informazione più obiettiva.

Parto da alcune evidenze pragmatiche.

I pastafariani non sono organizzati in sette, bensì in ciurme. In Italia le ciurme danno vita a Pannocchie e, via via, a centri di fede più complessi.
Il termine “seguace” non è appropriato. Sarebbe più consono quello di “fedele” o “credente“.
Non comprendo in base a quali criteri la richiesta di indossare il nostro copricapo appaia uno scherzo.
La nostra religione ha vissuto per millenni all’oscuro di molti. Posso immaginare la sorpresa che ha colto la comunità mondiale alla rivelazione del nostro profeta Bobby Henderson. Non vedo altri motivi di stupore. Cosa c’è di sorprendente nel nostro abbigliamento sacro? Turbanti, corone piumate, maschere e tiare sono davvero più ordinarie e discrete?
Perché pastafariani è scritto tra virgolette? Non è slang. Non è gergo. Usate le stesse cautele ortografiche con le altre minoranze etniche o religiose? Perché Pappessa è scritto con l’iniziale minuscola?
Quali sono i fattori che riconoscono dignità e spazio d’esistenza a una cultura? Il potere, il governo dovranno indicare alla stampa i formulari cerimoniali con cui rivolgersi a questa o quella guida spirituale? In assenza di tale indicazioni, che si fa? Potremmo affermare che l’attenzione e l’approfondimento sono da assicurare senza pregiudizio?
Sono domande lecite, eppure sono certa che l’autore dell’articolo non sia in malafede. Credo si sia sentito libero di adottare un tono scanzonato, rilassando ogni nervo formale, perché ha senz’altro ravvisato nel linguaggio pastafariano benevolente semplicità. Ha fatto bene.

Tuttavia, altrettanto allegramente, provo ad approfittare della fortunata attenzione che oggi ci coinvolge.

Perché il pastafarianesimo non è trattato al pari di altre religioni?
Sono la storia, la durata della tradizione, il valore economico dei beni posseduti da una chiesa, sono i privilegi, la capacità di venire a patti con i governi, determinando gli usi, i costumi e i diritti dei cittadini, a dare misura del senso di una religione? O hanno pari valore la facoltà di determinare un pensiero, il discernimento del singolo che intorno a concetti e ideali condivisi stringe relazioni fino a formare gruppi dotati di coscienza civile?
Le chiese cristiane, su base biblica, esistono in qualsiasi luogo ove due sono riuniti in nome di Cristo.
Ebbene, molti si riuniscono in nome del Prodigioso sulla base di un testo che è oggetto di studio e culto.
Così come il crocifisso da tanti è inteso quale simbolo sacro e al contempo culturale, il colandro pastafariano è strumento liturgico quotidiano e anche icona che, attraverso la metafora del nutrimento e della convivialità, trasmette all’esterno i principi religiosi e gli ideali sociali dei pastafariani.

La vita spirituale dei pirati pastafariani non è diversa da quella di fedeli di altri culti. Si svolge illuminata da credenze, si consuma attraverso rituali e celebrazioni. La vita pubblica pastafariana appare effettivamente più singolare, perché caratterizzata da un modus operandi razionalista, ironico, possibilista. Per questo motivo l’elemento satirico rinvigorisce molta parte della nostra comunicazione pubblica, offrendo una possibilità di superare ed elaborare le divergenze evitando di imporre le proprie convinzioni.
Esplorare la vita con gioia, disincanto e dubbio non è un atteggiamento poco serio.
Puntare le vele nella coscienza della propria libertà e responsabilità, dando attenzione e valore alla vita terrena e presente, non è una scelta poco seria. Comunicare e percepire gli altrui messaggi senza cedere il fianco alla propaganda o a coloro ai quali è concesso il lusso di entrare nell’esistenza dell’individuo quando questo non ha ancora raggiunto l’età per fare valutazioni razionali e autonome, non è poco serio. Che ciò accada, ad esempio, davvero non è uno scherzo, eppure, vedete, se non ci fossero bricconi come noi non farebbe notizia.

La via pastafariana alla convivenza pacifica e alla pari suggerisce l’estensione dei diritti, al di là di ogni pregiudizio di immagine.
Agli occhi del chi guarda da lontano il digiuno, la castità, la fustigazione, la fede nel miracolo o nelle apparizioni appaiono egualmente scherzi della ragione. Se l’uomo cerca la pace in un’ostia o all’ombra di una pietra caduta dal cielo, chi siamo noi per giudicarlo? Chi sono loro per giudicare il Vulcano eruttante birra, mentre eterna, sessuale e voluttuosa, innocente e prelibata, si svolge la danza di uomini e donne prodigiosi?

Vi raggiunga la mia pennedizione, con l’augurio che bendiate l’occhio abituato a procedere automatico e scopriate il piacere di essere vedette: in alto si sta benissimo, se è per vedere meglio.

Con ammmore (tre emme),
Pappessa Scialatiella Piccante I

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ALT, la Madonna e la Pappessa

L’artista ALT, la cui opera “Madonna con bambino” è stata censurata e rimossa dalla mostra Ar[t]cevia lo scorso 11 agosto perché ritenuta blasfema, scrive a Pappessa Scialatiella Piccante I per perorare la causa della libertà di espressione.

Sua Grazia Pappessa Scialatiella Piccante,
vengo qui a chiederle umilmente udienza per alcuni fatti che ahimè, mi vedono protagonista in maniera nefasta del caos creato in un piccolo paese dell’entroterra marchigiano.
Uno scempio blasfemo è stato reso possibile nonostante il bigottismo che solitamente regna nelle piccole comunità montane, l’alto numero di cristolesi presenti in paese e un parroco che…no vabbe’, il parroco è il parroco, basta questo…
Lo scempio consiste in una mia creazione, con velleitarie aspirazioni artistiche, che mostra una madonna ortodossa immersa nell’oro, come tipico da tradizione.
Mia dolce Pappessa, ho però voluto aggiungere qualcosina a questa icona russa, perché il mio obiettivo era quello di far riflettere, discutere, anche di indignare, ma sempre nell’ottica del confronto e del superamento dei limiti socio-culturali che ci vengono imposti senza che spesso che ne rendiamo conto.
Decido quindi di tradurre su tavola un pensiero che porto avanti da anni sulla figura della madonna, che è a mio avviso, il più terribile degli idoli cristiani. Rappresenta la castrazione della donna, della sua sessualità, della femminilità. E’ una divinità inventata da maschi che volevano che le loro donne fossero esattamente così: coperte da capo a piedi, caste, madri, dedite alla sopportazione e alla sofferenza. La maria vergine non è donna, è altro. Trattasi di un pupazzo ad uso e consumo del dio maschio che per procreare ha necessità di autocrearsi un contenitore di lusso, immacolato.
Potrei parlare per ore del male che ha portato questa figura, citando i movimenti promossi dall’azione cattolica come quello del “Marylike” (come la madonna) che hanno ammorbato il sud dell’Europa per decenni, violando l’intimità familiare ed imponendo dogmi e regole su come si dovessero vestire, o meglio, coprire, le donne.
Questa è la parte su cui più mi sono concentrato, infatti dei tre fogli esplicativi che accompagnano l’opera e ne fanno parte, due sono dedicati alla figura della donna/madonna.
Ma proseguiamo: nel mio lavoro la madonna non ha più in braccio il piccolo Gesù, l’ho coperto.
Ho creato un collage utilizzando materiale cartaceo che la Chiesa inviava alle famiglie facoltose per chiedere denaro, che ho ritrovato tra le vecchie carte della mia famiglia.
Ahimè, molte persone non hanno preso il giusto tempo per leggere tutti quei foglietti, quelle promesse di salvezza eterna sotto pagamento, quei tentativi di estorcere denaro in cambio della purificazione delle anime dei cari defunti, e tanto altro… non si sono soffermati a leggere le assurdità che scrivevano e che ancora oggi ci propinano.
E quindi il bambino si trasforma in un sacco, e la madonna tiene un sacco in mano, un bottino: il bottino della Chiesa. Perché la madonna è anche una delle più grandi fonti di denaro per la Chiesa: è un idolo amatissimo, che appare spesso a sedicenti veggenti e a cui in molti chiedono grazie e miracoli (pagando).
E questo porta ad un’ulteriore riflessione che considero un bug della religione cristiana, ovvero l’idolatria. Dio dice in maniera inoppugnabile ed inequivocabile nel primo comandamento che lui è l’unica divinità da pregare. Tutto il resto è “vitello d’oro”. Pregare la madonna, ma anche padre Pio o san Gennaro rappresenterebbe ufficialmente eresia. Per questo la mia madonna ha il volto sfigurato, per darle le sembianze di un idolo pagano, quale essa è.
Ma, cara Pappessa, tutto ciò non è stato percepito, perché tutti si sono soffermati su un altro livello, il primo visibile a causa del suo impatto, causato da una scritta in rosso sopra l’opera: PORCA.
Molto semplice come lettura: vuole far ragionare sulla bestemmia e sull’incapacità ancora oggi di renderla vaniloquio, tanto da essere sanzionata dalla legge, come se un Dio onnipotente avesse bisogno della protezione legale…
Ma quella doveva essere come una conclusione a fine lettura che avrebbe portato con sé tutte le motivazioni per cui la madonna è porca.
La madonna è porca per il fatto di incarnare un’immagine di femminilità voluta dalla società patriarcale, è porca perché mero strumento di accumulo di denaro, è porca perché pregarla è idolatria, è porca perché, pur essendo personaggio di fantasia, ci condiziona, ed è infine superporca perché non puoi liberamente chiamarla porca senza incappare nelle ire dei credenti e nella censura dei benpensanti.
Ora, il mio pensiero va alla curatrice e assessore alla cultura di Arcevia Laura Coppa, donna forte ed impegnata, che ben conosceva i rischi a cui andava incontro. Ma anche al sindaco Andrea Bomprezzi, uomo di cultura, che stimo particolarmente nonostante l’infelice decisione di oscurare la mia creazione.
Pappessa, che tu possa aiutarli, nella tua immensa grazia? Ora più che mai hanno bisogno di conforto, di voci amiche, perché devono capire che non sono soli in un paese di bigotti, e che molte persone libere li affiancano e li sostengono.
Abbiate il coraggio di rispondere con forza e durezza ai bigotti cristolesi che vi stanno attaccando, non provate vergogna per ciò che è accaduto, e non accogliete la ridicola richiesta di dimissioni.
Avete forse mai visto preti dimettersi ogni volta che esce fuori un caso di pedofilia? Macchè, se ne stanno tutti zitti e buoni ad aspettare che passi la bufera.
E allora io chiedo a gran voce le dimissioni del parroco di Arcevia Don Sergio Zandi, perché possa mostrare solidarietà nei confronti delle vittime di pedofilia da parte del clero. Lo farà il buon Sergio? Chissà! Pappessa provi a convincerlo, magari sotto quella tonaca c’è anche un cuore… o almeno un paio di palle (il cervello per ora io non l’ho visto).
In conclusione, le chiedo di proteggere chi ha fatto sì che tutto ciò potesse accadere, portando alla luce il loro coraggio di andare contro un pensiero dominante ridicolo.
Chiedo poi che la mia creazione possa di nuovo essere visibile agli occhi di tutti gli interessati… non di arte, ma di libertà.

ALT

Link:

https://www.cronacheancona.it/2018/08/11/bufera-su-artcevia-rimossa-lopera-di-alt-giudicata-blasfema-da-alcuni-visitatori/118364/

https://www.viveresenigallia.it/2018/08/10/arcevia-shock-alla-mostra-darte-visitatori-sdegnati-per-limmagine-blasfema-della-vergine/694373

https://www.viveresenigallia.it/2018/08/13/arcevia-la-curatrice-di-artcevia-replica-agli-attacchi-sul-quadro-blasfemo-i-visitatori-erano-avvertiti/694513

Immagini dell’opera censurata:

 

 

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Un papa per nemico

Alla vigilia dell’ultima puntata della quarta stagione di Comedy Central News, l’ufficio legale di Viacom Italia (canale Sky dedicato all’intrattenimento e alla comicità), ha bloccato la messa in onda dell’intervista impossibile di Saverio Raimondo al papa: l’ufficio temeva una querela.

Al comico è stata offerta la possibilità di aggiustare l’intervista operando dei tagli, ma Saverio Raimondo ha preferito rinunciare del tutto alla messa in onda dell’intervista, piuttosto che eliminare delle parti.1

Curiosamente, Saverio Raimondo sarà tra gli artisti coinvolti in una manifestazione promossa dalla CEI che, oltre a programmare un importante spettacolo musicale, prevede anche l’incontro dei giovani con il papa: a volte anche i satiri diventano buoni!2

Considerando che CCN non è una trasmissione satirica d’assalto, considerando che la prudenza richiesta, più che un atto di censura, attua una sorta di obbedienza preventiva, mi sono chiesta come mai ci si aspetta che l’arte riverisca simboli verso i quali dovrebbe essere autorizzata a sviluppare visioni soggettive, radicalmente soggettive.

Saverio Raimondo è oggetto di censura preventiva?

Desidero raccontarvi un paio di storie che, come questa di Saverio Raimondo, hanno come oggetto di relazione un simbolo, ossia il papa.

Approfondisci

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Pastafarianesimo in Bocconi 10 – Approfondimenti: Tolleranti con tutti (salvo che gli intolleranti?)

Prima questione: cosa significa tollerare.

Tollerare ed essere tolleranti significa avere un atteggiamento disponibile e aperto (e tanta tanta pazienza) quando ci si confronta con le varie avversità del caso.

Seconda questione: chi sono gli intolleranti.

Sono intolleranti quelli che si pongono in modo chiuso e limitato rispetto alle questioni della vita, dimostrando di agire spinti dai pregiudizi e senza ragionare, e che riversano odio su tutto ciò che è diverso. Le persone che credono di avere la verità in tasca e che non si mettono in discussione, criticando gli altri e infierendo su tutti quelli che reputano diversi da loro sono intolleranti (e anche un po’ coglioni e cattivi).

Questa affermazione però può essere considerata un paradosso. Se siamo tolleranti con tutti, dovremmo essere intolleranti con nessuno, se siamo intolleranti verso gli intolleranti diventeremo intolleranti anche verso noi stessi e dunque non riuscendo a tollerarci faremo qualcosa nella quale non ci sentiamo a nostro agio.

In altre parole la questione è che dobbiamo essere tolleranti verso tutti; anche perché i condimenti 7, 1 e 4 dicono proprio questo: non siamo migliori di altri ma uguali (o perlomeno simili) e dobbiamo amarci per questo, dobbiamo godere delle affinità e rispettare le differenze, in ogni caso tolleranza.

 

Il filosofo austriaco Karl Popper formula nel 1945 il “Paradosso della Tolleranza”.
In quel momento probabilmente doveva essere stato toccato dalle Sue Sugose Appendici.

 

Applicazioni concrete

Tollerare ed essere tolleranti significa non accanirsi, non vendicarsi, non umiliare, non insultare, non danneggiare, non aggredire e non attaccare ma piuttosto ascoltare, capire, spiegare, avere pazienza, accettare e voler bene a tutti quelli che non credono nel PSV, a tutti quelli che prendono in giro il PSV e i pastafariani, a tutti quelli che ci danno contro, a tutti quelli che ci fanno un torto e a tutti quelli che hanno più di noi (in termini di diritti, privilegi, ecc.), così come quelli come noi, così come quelli un po’ più sfigati di noi.

«Se noi no, allora neanche loro» non è un ragionamento tollerante; piuttosto «Se loro sì, possiamo anche noi?».

Nessuno ci deve nulla, ma sicuramente possiamo chiedere delle cose e far notare delle differenze o delle ingiustizie, che comunque continueremo a tollerare, senza manifestare violentemente contro altre confessioni o qualcosa che non ci garba.

 

Perché attaccare le altrui convinzioni e imporre il nostro credo?
Il nostro Dio è così sugoso che fa gola solo a guardarlo!

 

Siamo pirati pastafariani: un po’ sbronzi e sgangherati ma pur sempre dei cittadini civili, con una morale e dei valori da condividere, non da imporre.

Il nostro scopo è proporre un messaggio che si può accettare come no: poniamoci per quello che abbiamo in più di altri e che vogliamo condividere, non per quello che abbiamo in meno e che vogliamo ottenere o ci è dovuto.

Vogliamo contribuire a migliorare la società o vogliamo l’8 per mille? Entrambe le cose, ma credo che dare a delle persone la possibilità di vedere il mondo diversamente sia molto più significativo e gratificante che avere le tasche piene.

Tollerare tutto non significa lasciar passare tutto: ci sono cose che si possono accettare e cose che vanno condannate e rifiutate; la tolleranza è un atteggiamento verso le cose, non una forma d’indifferenza.

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Dioscotto al CRACK! Festival 2018 – Diario di Brodo della Pappessa

Da quando la campagna Dioscotto è stata ufficialmente lanciata attraverso la Conferenza in Campidoglio, non ho smesso di interrogarmi su come affrontare la questione non dal punto di vista di esperta di satira, quale pure sono, bensì di capo spirituale della Chiesa Pastafariana Italiana, quale anzitutto sono.

 

Da un punto di vista religioso sono evidentemente favorita da una serie di concetti espressi nelle nostre scritture. Il Prodigioso non ci ha creato a propria immagine e somiglianza, bensì a immagine e somiglianza del pirata. Offrendoci un ideale a dimensione umana, il Prodigioso ha posto nella vita terrena il senso della misura e ha escluso dalla nostra morale qualsiasi direzione che non sia umana. L’uomo ideale non è puro, non compie miracoli, non si realizza emancipandosi dalle passioni.

Creati a Sua Immagine? Non si direbbe. (“Touched by His Noodly Appendage” di Niklas Jansson)

Anche il linguaggio, dunque, può essere corporale e avvicinare al terreno ciò che sfugge alla “potenza” delle persone. Mi sono chiesta come mai, pastefice e fervente credente pastafariana, io simpatizzi più per i bestemmiatori che per le persone religiose quanto me, seppure di altri culti. Non mi sta a cuore la difesa del sacro o del sentimento del sacro?
Mi sta a cuore la libertà di culto. Cionondimeno, la libertà di culto non significa trasformare il proprio culto in una condizione etica valida per tutti, tanto meno in qualcosa di cui non si possa dire, di cui non si possa dire “male”.

Nei miei lunghi viaggi dentro la satira, dentro l’arte e la letteratura, quante volte mi è accaduto di trovare uomini vinti dall’assenza di dio, uomini pervasi dall’urgenza di negarlo, per disperazione, per intuizione, per oppressione! L’insulto, l’offesa, la blasfemia in arte sono figure retoriche, sono cariche espressive ideologiche, psico-emotive, tematiche cui l’artista non può rinunciare perché in esse esprime una visione e una storia.
È lecito impedire che ciò sia elaborato dalla cultura, che la cultura – con i mezzi suoi propri, simbolici e figurati – liberi la sua vena sovversiva?

La campagna Dioscotto dà voce naturalmente anche alle persone che imprecano per intercalare, non danno alcun significato letterale ai modi di dire di cui si servono. Sono persone che bestemmiano… con innocenza. Al bar, per una mano a carte sventurata, allo stadio per un rigore, alla stazione quando l’ultimo treno è perso per un pelo. Persone che non ce l’hanno con dio o con chi in egli creda. Sono solo portatori di una cultura millenaria che mescola sacro e profano, che quando non c’è che la cattiva sorte con cui prendersela, istintivamente proiettano la rabbia oltre.

La bestemmia può essere un intercalare, un urlo liberatorio. In determinate occasioni anche un gesto atletico.

Tuttavia non possiamo non notare una ricorrenza. L’articolo 724 del nostro codice (penale -NdR), che identifica come illecito amministrativo il reato di blasfemia (la bestemmia), e gli articoli di vilipendio della religione, sono applicati soprattutto ai danni di artisti. Su ciò non sono riuscita a bendare l’occhio.

La campagna Dioscotto ha avuto modo, in svariate occasioni, di porre ad esempio Hogre e DoubleWhy. Dopo una serie di eventi in più località italiane, che hanno visto protagonisti soprattutto Daniele Fabbri e i Paguri (Daniele Caluri ed Emiliano Pagani, autori di Don Zauker), ho raccolto intorno a me fidi pirati e ho proposto loro di portare la campagna in una realtà artisticamente “dirompente”, in mezzo a quelli che maggiormente avrebbero potuto averne bisogno.

Da 14 edizioni, il CRACK! è un festival autogestito e auto-organizzato dedicato al fumetto e all’arte disegnata e stampata. Dall’underground mondiale i partecipanti trovano nello spazio “illegale”, nomade e multiculturale del festival un’area franca di espressione. Eventi come questi affidano all’immaginario il compito di dire qualcosa del mondo e alla cultura la capacità di organizzare il pensiero dissidente con obiettivi politici filantropici.

Manifesto ufficiale della XIV Edizione del CRACK!

In tale contesto, la mia ciurma ed io abbiamo individuato l’approdo migliore per tracciare una zona di libertà per i bestemmiatori che però restasse pubblica, ovvero culturalmente comunicativa. L’intento era di fare opera di divulgazione, esponendo alcuni esempi di opere considerate blasfeme, ma in realtà semplicemente critiche riguardo ad alcune palesi incongruenze e ingiustizie.
Questo era il progetto.

In poche ore, grazie al coinvolgimento diretto di Hogre e DoubleWhy, la Sala per Bestemmiatori all’interno del Forte è diventato qualcosa di incredibile. A loro, infatti, si sono aggiunti Illustre Feccia, Spelling Mistakes Cost Lives e Vytautas, street artist e creativi.

La cella assegnata alla Chiesa Pastafariana Italiana si è tramutata in una cappella “blasfema”. Per birracolosa coincidenza essa conservava alcuni disegni risalenti all’edizione dello scorso anno, disegni che sono stati in parte recuperati in quanto pertinenti. E così la “mandria” di Olè , a sua stessa insaputa e, successivamente con sua compiaciuta scoperta, ha offerto un dono alla causa: grazie a loro, dalla parete centrale, Ned Fladers salutava i nostri visitatori con Salve Salvino, Dio Mostro Assassino.

Il muro della Sala Bestemmiatori al CRACK! Festival 2018

La quantità di persone non al corrente del fatto che anche in Italia vigono articoli di legge contro la blasfemia non si può immaginare. Ci chiediamo come si possa rispettare un divieto di legge, se non si sa che esso esiste!

La Sala per Bestemmiatori, tuttavia, non incitava alla trasgressione. Ho personalmente accolto curiosi, artisti e visitatori, raccomandando loro: «Bestemmia Dioscotto, non sarai sanzionato», mentre il Priore di Roma provvedeva a raccogliere fondi per la campagna, dispensando pacatamente i valori contenuti nei nostri Otto Condimenti. Mona Sappista, sulla scorta dell’interesse manifestato, abilmente virava verso i contenuti della nostra fede, portando al mio cospetto un numero crescente di persone desiderose di risvegliare il proprio pirata interiore.

In un fermentare di pastezzi, pennedizioni, di richieste di informazioni precise e circostanziate in merito alla legge e a quanto da essa previsto, Illustre Feccia ha avuto un’idea che, attuata con la cooperazione divertita di Vytautas, ha donato alla campagna alcune ore di creatività collettiva.

Il suggerimento dell’artista non era tanto di bestemmiare Dioscotto per non essere sanzionati, bensì di inventare nuove bestemmie contro il Prodigioso, mettendone alla prova il senso dell’umorismo e la tolleranza. L’artista ha così messo a disposizione di tutti il proprio quaderno dei disegni, prendendo nota delle bestemmie improvvisate dagli astanti. Queste venivano successivamente declamate con il megafono, rimbombando vivacemente nel corridoio della cella. Il Prodigioso non si è urtato affatto, anzi, in questa onda incontrollabile di liberazione linguistica, che avvicinava le persone tra loro, confondendo idiomi e accenti, le conversioni al pastafarianesimo sono state innumerevoli.

Mona Stappista impartisce tegliologia

Ho perso la voce per dare ai pastezzi di massa la massima passione spirituale, dividendo il piacere liturgico con Mona, la quale dirigeva con ugola potente i cori di RAmen che chiudevano indifferentemente preghiere e bestemmie. Ecco cosa ha dichiarato Mona Stappista alla ciurma a fine serata:

Qui si è bestemmiato per puro gusto di insubordinazione. Si è bestemmiato per il piacere monello di sbalordire. Si è bestemmiato per rievocare un’antica tradizione toscana, di vocalizzi cadenzati sul sacro e sul profano, sulla zolla e sulla Madonna. Si è bestemmiato come atto politico, a dimostrazione che le leggi non tutelano Dio (che grande e grosso com’è potrebbe difendersi da solo senza mettere in mezzo guardie e tribunali), ma a tutelare i poteri che vi si trincerano dietro, a limitare il diritto di espressione. Per farlo abbiamo utilizzato un megafono, che è stato strumento ma anche icona di un progetto che incide solo se si ha il coraggio di veicolarlo forte, usando ogni megafono possibile, perché ogni megafono è legittimo. E i muri delle città sono megafono, le banchine dei mezzi pubblici sono megafono, gli spazi pubblicitari piratati sono megafono, i monitor informativi sono megafono!

Hogre e DoubleWhy sono artisti protetti dalla nostra Chiesa e dal mio personale pappato, l’importanza della loro esperienza è attestata anche dal fatto che, in cerca di loro, ci ha fatto visita un’esponente di Arts Right Justice. Però desidero chiudere questo diario di brodo lasciando parlare Illustre Feccia, il quale non solo ha animato la nostra sala con la sua sapienza di paroliere, ma mi ha consegnato una lettera, scritta a tutti voi:

 

Ahoi pirati!
Con gran piacere vi lascio una breve introduzione della mia opera “mangiapreti”.
La mia arte anticlericale nasce con il rifiuto del battesimo, per un ateismo anarchico, nichilista e luciferino. Sconosciuti piaceri, liberatori e di grande orgasmo creativo simboleggiano la fine e la totale liberazione della piovra cattolica dalla mia vita. 

Le opere che dedico alla campagna Dioscotto sono due: Porcoiddio e NO God No Massacre.

“Porcoiddio” di Illustre Feccia

La prima è un’incisione litografica tratta da un libricino di poesie a tema gli Animali, stampato in Francia con un mio amico editore e poeta. Le poesie sono dedicate al mondo misterioso di animali “assurdi”: l’axolotl, la puzzola, la trota, il ratto e anche il porcoiddio.

Il porcoiddio o Porko Dius (impestatoladro)è l’animale più macellato fra tutti e rinnegato dalla sua stessa famiglia suina. È uno tra gli animali da macello più odiati e più imprecati dalla donna , anche in ragione dell’ampia gamma di tipi di oppressione e gerarchia patriarcale omofoba, misogena(eviavia), organizzazioni, che da lui derivano come ad esempio la sacra romana chiesa (S.p.a. cattolica), i mormoni, i testimoni di geova e K.K.K. Ku Kux  Klan, etc.

“No God no massacre” di Illustre Feccia (particolare. Clicca sull’immagine per ingrandire)

La seconda opera si chiama NO God No Massacre è un ritratto iconoclastico della famosa psicopatica Madre Teresa di Calcutta, ad acrilici, disegnato sul retro di un poster pubblicitario 120x180cm. Il ritratto della santissima è composto da tanti piccoli teschi in bianco e nero che, formando il viso, ci introducono alle sinistre e sanguinose attività e imbrogli di Teresa: sta truffaldina invece di prendersi cura dei malati indiani diffondeva sadismo cattolico e intascava i fondi mondiali di associazioni di carità per strappare ai malati una conversione al cattolicesimo, per poi abbandonarli alle loro infezioni e quindi alla morte.

Pensate al colosso economico che la s.p.a. cattolica ha costruito dietro sta pazza qua!

Illustre Feccia

È evidente che un artista anticlericale, anarchico, nichilista e luciferino, valuti Madre Teresa di Calcutta come una donna qualsiasi, non come una santa, esponendola alle medesime procedure grottesche e satiriche che subirebbe un qualsiasi altro personaggio di interesse pubblico. È un reato non considerarla santa? O è ingiusto considerare un reato la possibile scelta di non crederla una santa?

Come mi scrive Mona Stappista nel nostro incessante scambio di unte pergamene, Dioscotto è una battaglia di laicità che richiede capacità dirompenti e la nostra ciurma di artisti sacri non la tocca affatto piano, questa audacia piratesca ci conduce a porti lontani.

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Pastafarianesimo in Bocconi 07 – Sesto Condimento

I’d really rather you didn’t build multimillion-dollar

churches/temples/mosques/shrines to my noodly goodness

when the money could be better spent (take your pick):

a. Ending poverty

b. Curing diseases


c. Living in peace, loving with passion, and lowering the cost of cable.

I might be a complex-carbohydrate omniscient being,

but I enjoy the simple things in life.

I ought to know. I am the Creator.

 

(The gospel of the Flying Spaghetti Monster)

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Pastafarianesimo in Bocconi 05 – Quarto Condimento

I’d really rather you didn’t indulge in conduct

that offends yourself, or your willing,

consenting partner of legal age and mental maturity.

As for anyone who might object,

I think the expression is go f*** yourself,

unless they find that offensive in which case they can turn off the TV

for once and go for a walk for a change.

 

(The gospel of the Flying Spaghetti Monster)

Traduzioni

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Testimoni del Prodigioso

Probabilmente molti di voi avrete visto fedeli di altre religioni Obsolete per strada o nelle piazze con al seguito un trolley con volantini e immagini sacre: i cosiddetti Testimoni di Geova.

Osservandoli ho capito che, se anche non ne condividevo la fede, il loro modo di fare comunicazione a mio avviso era vincente! Allora mi sono chiesto,in classico stile Piratesco: perché non saccheggiare l’idea?
Cosi ho razziato a mia moglie il classico carrellino della spesa, quello che usano di solito le nostre nonne, ho tolto la sacca e, con due pannelli di compensato, in quattro e quattr’otto, mi sono attrezzato.

Un comune trolley della spesa può diventare un ottimo mezzo di testimonianza della fede pastafariana!

I vantaggi del trolley, devo dire, sono indiscutibili: piccolo, veloce da trasportare e soprattutto rientra nel mezzo metro quadro di superficie. Particolare non da poco: come sapete ogni comune ha un regolamento COSAP e alcuni di questi consentono di “occupare” mezzo metro quadro senza nessun tipo di autorizzazione.

Ma aprite bene l’occhio sano, non tutti i comuni sono uguali, per alcuni bisogna comunque darne comunicazione. Perciò, per prima, cosa informatevi bene!

Io, per il mio trolley per divulgazione religiosa, mi son attrezzato cosi: parte alta, gonfalone con il nostro logo, bello visibile, subito sotto, la rassegna stampa (vedere che anche i giornali parlano di noi ci da un non so che di serietà in più).

Non possono poi mancare poi Il Libro Sacro del Prodigioso Spaghetto Volante, Il Tocco dello Spaghetto, una dispensa con lo Statuto della Chiesa Pastafariana Italiana e il libretto delle  preghiere.

Per finire il testo L’esercizio della libertà religiosa in Italia a cura della presidenza del consiglio dei Ministri,un testo che non posso far altro che consigliarvi, credo che dovremmo studiarlo molto, al pari del Sacro Libro.

Veniamo ora all’esperienza sul campo.

Per ora ho due uscite all’attivo, e ho deciso di attenermi al modus operandi della concorrenza, per cui: carrello in bella mostra in una zona ad ampia affluenza di pubblico, con noi fedeli dietro o di fianco al trolley, con un dress code casual, ma non eccessivamente piratesco, come dice il sacro libro

 

siate sempre eleganti e gentili…ricordate che una benda sull’occhio potrebbe causare un’errata percezione

(Il Libro Sacro del Prodigioso Spaghetto Volante, di Bobby Henderson, Ed. Mondadori)

 

Questa è parola scritta, quindi è verità: credo che il sacro copricapo sia sufficiente in queste uscite.

Orgogliosi, elegantemente pirati e pronti a fare del buon prosecchismo!

Evitate di chiamare la gente, di fare volantinaggio, siate belli, fieri, orgogliosi della nostra Chiesa, a disposizione di chi eventualmente voglia avere maggiori informazioni.

Per me è stato cosi: se è vero che la maggior parte delle persone vi passeranno davanti e probabilmente non riusciranno a vincere il momento di imbarazzo per venire a domandarvi informazioni, di sicuro lanceranno uno sguardo al trolley e non potranno fare a meno di leggere, se non altro il logo della nostra amata Chiesa.

Qualcuno, probabilmente spinto dalle Sue Pappardellose Appendici, verrà a chiedervi informazioni.

É a quel punto che dobbiamo sfoderare tutta la nostra professionalità e conoscenza delle Sacre Scritture, pronti a soddisfare ogni richiesta da parte del futuro confrittello!

 

I pirati non passano inosservati! Basta piazzarsi lì ed aspettare domande come “perché lo scolapasta in testa?”

Proprio per questo mi raccomando, pregate abbondantemente prima di iniziare l’opera pubblica di divulgazione religiosa, non cascate mai in provocazioni da parte di qualche fedele di altre fedi obsolete, affidatevi al Prodigioso e tutto andrà bene (o forse no).
Uscire dai social è cosa buona e gusta, predicare il Prodigioso alla luce del sole non ha prezzo, vi invito a diventare Testimoni del Prodigioso, non abbiate paura a metterci la faccia, tornerete a casa ahrrricchiti!

 

Mangiate in Pace

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