Dioscotto presenta: BLASPHEMY BOX!!!

Ma cos’è questa faccia triste e mortificata?

Sei stanc* che il tuo bisogno di sfogo sia guardato con occhi di condanna?

Stanc* di doverti tappare la bocca come un* appestat* per non urtare gli altri?

Sei stanc* di gironzolare alla ricerca di un cantuccio tranquillo ove urlare in santa pace?

CAR* BESTEMMIAT* INDIFES*,

a te ci pensa la Chiesa Pastafariana Italiana!

Con la Blasphemy Box© potrai finalmente lanciare improperi senza disturbare nessuno!

Il nostro Dio, il Prodigioso Spaghetto Volante, di certo non si offende, ma qualsiasi altra divinità se offesa non saprebbe farsi giustizia da sola, senza che l’uomo debba intervenire? Altrimenti, scusa… che Dio è?
Certi intercalari non sono forse puro folclore, privi di ogni significato effettivo? E allora perché prendersela tanto?

Lanciare un’innocua bestemmia non favorisce forse la ripresa dall’urto del mignolo contro il tavolo, non canalizza in maniera non violenta la rabbia per il rigore fallito? Non offre forse uno sbocco salutare all’uomo indignato dalle ingiustizie del mondo?

Perché vergognarsi allora? Perché nascondere? Non è forse opportuno tutelare la virtù umana di usare le parole per elaborare l’onta e la rabbia?

DA OGGI TUTTO QUESTO È POSSIBILE!

Tale fantastica opportunità ti viene offerta in una giornata davvero speciale: la Giornata Internazionale della Blasfemia, istituita diversi anni fa dal Center for Inquiry e dal Council for Secular Humanism per garantire la libertà di espressione e per favorire una società laica.

Come festeggiare questa splendida ricorrenza, se non concedendoti un regalo del Prodigioso?

Con una modica cifra, puoi scaricare il file stampabile della tua stanza mobile riservata. Potrai istallarla dove vuoi, smontarla e riportarla a casa. Puoi scegliere tra due sensazionali modelli:

MODELLO COSA INCLUDE PREZZO
Modello Basic € 1.00
Modello Deluxe include più grafiche ed è potenziato dalla Pennedizione Pappale, impartita direttamente da Pappessa Scialatiella Piccante I! € 2,00

Che aspetti? Ordina la tua Blasphemy Box!

Da oggi i permalosi hanno un’area di rispetto da tutelare, perché anche tu, PROPRIO TU, hai finalmente uno spazio riservato, tutto tuo!!!

 

Hai bisogno di un’altra motivazione per operare l’acquisto?

Ebbene, con questo gesto contribuirai a dare sollievo a tanti bestemmiatori puniti.

Grazie alla Campagna Dioscotto, con la quale la Chiesa Pastafariana Italiana chiede l’abolizione delle leggi contro la blasfemia, abbiamo istituito un fondo per le vittime della 724 e tu, con pochi euro, puoi rimpolpare il prezioso e solidale tesoro ed aiutare chi come te viene vessato per le proprie espressioni blasfeme.

In Italia, in base all’articolo 724, per una bestemmia enunciata in luogo pubblico, la multa va dai 50 ai 300 euro circa. E l’Italia non è il Paese europeo più permaloso. In Irlanda si rischiano 15 mila euro! In altre parti del mondo le cose vanno anche peggio. Per blasfemia si può essere esiliati, imprigionati, condannati a morte.

Esplorando la situazione, i pirati pastafariani si avvedono che molto spesso le leggi contro la blasfemia, più che tutelare il sentimento del sacro, consentono ad alcuni poteri di restare ingiudicabili. Sanzioni e pene sono comminate soprattutto ad artisti, attivisti, giornalisti. Non sei felice di dare una mano per impedire una simile barbarie?

Affrettati!

E… Ricorda:

Bestemmia Dio scotto

e non sarai sanzionato!

 

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A donazione effettuata, attendi qualche secondo: verrai reindirizzato automaticamente al link per scaricare la tua Blasphemy Box©







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Lettera della Pappessa al Sindaco Luigi De Magistris

Caro sig. Sindaco,

il 24 luglio 2018 con posta certificata la Chiesa Pastafariana Italiana, di cui sono Pastefice Massimo, inoltrava una richiesta di nulla osta per la concessione di uno spazio pubblico e di patrocinio morale con esenzione del canone di occupazione.

Lo spazio era richiesto per la realizzazione di una area temporanea e protetta ove ospitare opere d’arte e performance artistiche minacciate di censura per motivi religiosi. L’iniziativa si sarebbe dovuta svolgere il 30 settembre, in occasione della Giornata internazionale della Blasfemia, istituita dal Center for Inquiry e dal Council for Secular Humanism per tutelare la libertà di espressione e per favorire una società laica.

Il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, destinatario della lettera.

Non essendo pervenuta a noi alcuna risposta, non abbiamo potuto completare la procedura lasciando in sospeso gli artisti nazionali e internazionali che avrebbero preso parte alla Giornata.

La Sua Amministrazione si presenta pubblicamente come un’amministrazione trasparente, portatrice di valori di inclusività, della cultura della differenza, si dichiara disposta ad avvalorare le iniziative dei cittadini volte a costruire una vita collettiva partecipata. Se un’amministrazione così efficiente manca di rispondere, non avendo elementi per accusarla di sciatteria burocratica, devo valutare la possibilità che Lei sia in difficoltà per ragioni ideologiche.

In tal caso, ho l’obbligo spirituale di aiutarLa a tenere presente la funzione essenzialmente laica del Suo servizio alla comunità.

La neutralità dello Stato di fronte alle religioni e agli opposti sistemi di pensiero, caro Sindaco, configura un dovere sereno e consapevole di imparzialità. Di fronte a opere artistiche religiosamente ispirate e ad altre, critiche e provocatorie, l’imparzialità consiste in un atteggiamento che non determini censura preventiva, ma pari diritti tra le due contrapposte visioni.

Certamente Lei non ha bisogno che io Le ricordi che la democrazia non coincide con la teocrazia.

Sono convinta che Lei sappia che concedere a una manifestazione laica la gratuità del canone di occupazione non significa dichiarare appoggio personale alla blasfemia, ma significa riconoscere che un’associazione no profit pur proponendo opere artistiche laiche, svolge il suo lavoro, egualmente prezioso di quello mosso dai valori della fede; significa riconoscere che un’associazione no profit non può essere penalizzata solo perché interessata a promuovere la laicità dello Stato, in quanto un’Amministrazione pubblica tratta con neutralità i contenuti delle diverse opinioni e ha il dovere di sincerarsi solo dell’effettiva capacità economica delle organizzazioni e della legalità delle attività svolte.

È fondamentale, in questo momento, dimostrare che la paura delle reazioni dei religiosi non può limitare il pensiero critico o l’urgenza soggettiva degli artisti.

La sugosissima Scialatiella Piccante I, Pappessa dei Pastafariani d’Italia, autrice di questa lettera.

Da capo spirituale di una minoranza religiosa so benissimo quanto è difficile praticare principi così semplici e come sia facile, invece, essere attaccati con i pretesti più banali.

Le offro pertanto ascolto. Sono desiderosa di portarLe la mia comprensione e di offrirLe un confronto alla ricerca di soluzioni, nella speranza di contribuire a una società affrancata dai pregiudizi e dalla paura.

Con questa lettera, quindi, Le porgo un invito a pranzo o a cena presso il luogo di culto pastafariano sito nella sua città, ovvero Salumeria Upnea in via S. Giovanni Maggiore Pignatelli.

Consapevole che la mia vita di preghiera mi alleggerisca dagli affanni quotidiani, lascio a Lei la possibilità di scegliere la data e l’orario.

Confidando in un cordiale riscontro, Le porgo i miei più sugosi saluti,

Pappessa Scialatiella Piccante I,
al secolo Emanuela Marmo

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Una storia da Raduno (che tutti dovrebbero conoscere)

Dal momento in cui è terminato nel 2017 il raduno pastafariano di Massa, tantissimi pirati hanno trascorso un lungo anno, cuocendosi nel sugo dell’attesa, per potersi conoscere o finalmente ritrovarsi quest’anno, nella località di Anzio.
La prima cena, consumatasi nella grande sala all’aperto del camping dove eravamo ospiti, è stata un tripudio di saluti, abbracci, baci e vibranti aaahhhrrr che echeggiavano tra i tintinnii dei boccali di birre spumeggianti.

Quanto calore e affetto ho letto negli sguardi dei pirati che, ammiravano, con gli occhi scintillanti di emozione, la Pappessa e i vari frittelli che si alternavano in profondi, gioiosi e conviviali discorsi.
In ogni tavolata trapelava la straripante energia e la fervida ironia, che caratterizza lo zoccolo duro dei pastafariani praticanti.

Eppure, quella sera, c’era qualcosa che mi turbava: la sensazione che, alcuni clienti della struttura che cenavano nei tavoli accanto ai nostri ed il personale di sala che ci serviva la cena, fossero contrariati e disturbati dalla nostra presenza.
Certo, indubbiamente eravamo ottanta variegate persone, in abbigliamento da pirata, che portavano il loro bagaglio di esuberanza e adrenalina per il nuovo raduno ma, sempre, nel rispetto di chi ci stava accanto e di chi ci serviva.

Così, mossi dallo spirito di inclusione che caratterizza la nostra religione, al termine della cena ci siamo recati, in accordo con i gestori del camping, nel patio antistante il ristorante, per celebrare un importante rito.

Il pastrimonio, ossia il matrimonio pastafariano celebrato con rito solenne, ha avuto inizio con lo sparo dei petardi per allontanare eventuali spiritelli malevoli, davanti ad un nutrito pubblico di invitati ed anche, una considerevole fetta di esterni, visibilmente incuriositi, che si alzavano e si sedevano al ripetuto suono della campanella del Priore di Roma.

Con fare solenne, i ministri di culto celebranti, hanno ricordato ai nubendi, i diritti e doveri del matrimonio all’interno della famiglia pastafariana e, la celebrazione, è proseguita con la lettura dei condimenti scelti e romantiche dichiarazioni di amore.
Avevo la pelle d’oca, mentre sentivo pronunciare un rito che avevo conosciuto attraverso le lezioni impartite al cotechismo, ma a cui avevo potuto assistere solo in occasione dei raduni.

Un rito che celebra i valori dell’uguaglianza, del rispetto, dell’amore e della libertà.

Eppure, mentre la commozione rendeva gli occhi lucidi a molti presenti, un senso di inquietudine mi ha portato a interrogarmi se, questo messaggio, potesse davvero arrivare al cuore di tutti gli spettatori. E ammetto di aver provato un certo disagio nel vedere, non solo volti interessati e sorrisi sinceri ma, anche, alcuni volti incupiti e risate irriverenti di scherno.

Purtroppo i miei timori non hanno tardato a paventarsi, in quanto, poco tempo dopo il termine del rito, un frittello è stato aggredito verbalmente da un energumeno che, con fare intimidatorio, ci accusava di aver turbato l’innocenza del figlio minorenne, costretto ad assistere all’Unione spirituale tra due uomini.

Lo ammetto, ero scoraggiata, quel gesto vile aveva ferito un frittello e sembrava avesse aperto una crepa profonda tra noi e le persone che, in quel momento, rappresentavano la comunità con cui dovevamo convivere.

Quel gesto aveva illuminato, come potrebbe fare una torcia nel buio della notte, la pochezza di spirito di squallidi individui che usano la violenza, come forma preferenziale di comunicazione, incapaci di vedere l’amore come l’unione di chi si ama, indipendentemente da tutti gli stereotipi affettivi e culturali che, la nostra società, ci impone dalla nascita. E che, con il tempo, ci portano a credere che essi siano la normalità e, chi rifiuta di conformarsi, sia da giudicare e ghettizzare.

Se fosse posta la benda sull’occhio stolto di molti adulti, permetterebbe loro di comprendere che, la morbosa conflittualità nei confronti delle scelte sessuali e affettive che ciascuno di noi compie, è frutto di condizionamenti che alcune religioni obsolete hanno inculcato nei secoli ai loro fedeli, per avere il totale controllo dei valori fondanti della vita umani ed essere veri e propri registi, di usi e costumi sociali.

Con tale obiettivo, hanno trasmesso in maniera martellante il concetto che, tutto ciò che ha a che fare con il sesso, il sentimento, il divertimento e le emozioni della natura umana è impuro, è peccaminoso, è inopportuno, è spregiudicato, a meno che non sia circoscritto tra rigidissimi paletti discrezionalmente scelti da tali religioni.

Noi pastafariani, attraverso le nostre iniziative e tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dedichiamo un grande impegno ad incoraggiare e stimolare una riflessione il più possibile scevra da condizionamenti esterni, che permetta, a chi ci circonda, di cogliere il significato recondito dei nostri riti, dei nostri valori, della nostra ironia.

Proprio per l’importanza che diamo ad essi, anche se un po’ demoralizzati per lo spiacevole evento, abbiamo imperterriti continuato a svolgere il programma originario, tra importanti riunioni di associazione per poter pianificare progetti e iniziative future, e attività ludico ricreative. Sempre con il sorriso sulle labbra, la caparbietà e l’umorismo che ci contraddistingue.

Non so se, a questo punto, il Prodigioso Spaghetto Volante è intervenuto improvvisamente come deus ex machina delle commedie greche. Oppure, molto più facilmente, se la nostra perseveranza ha prodotto i primi frutti.

Il giorno seguente è accaduto che, dopo lo spettacolo Morire dal Ridere, il Beverendo si è recato nel backstage per salutare e complimentarsi con gli interpreti e si è imbattuto in due ragazzi dello staff del camping. I due, entusiasti, affascinati dalle grandi tematiche etiche da noi affrontate e commossi dalla genuinità del pastrimonio, hanno rivolto al Beverendo una frase che è rimasta scolpita nella sua mente, e che lui ci ha riportato fedelmente:

“Avete portato uno squarcio in questo camping, questo mondo chiuso di persone con prospettive così piccole, avete mostrato a tutti che fuori c’è tanto di più”

Avete presente come si comporta una biglia quando viene posta su un piano inclinato? Parte piano, quasi silente e impercettibile, e poi accelera, a tal punto che, se il piano fosse infinito, essa accelererebbe all’infinito. Oggi penso che quella biglia, alla faccia di chi ancora ci deride e ci considera degli svitati vestiti da pirati, sta percorrendo, prendendo sempre più velocità, la sua discesa verso gli obiettivi della nostra associazione, inondando gli animi, di chi è propenso a bendare l’occhio stolto, e pronta ad insinuare il tarlo del dubbio anche a chi è molto diffidente.

A rafforzare questo mio pensiero è accaduto che, durante la stessa sera, mentre festeggiavamo il termine di un altro giorno di raduno presso la casetta mobile prescelta per trascorrere le lunghi notti di preghiere e canti pirateschi, denominata #Ischia31, dalla spiaggia è arrivato silenzioso un caddy elettrico, guidato da un addetto alla vigilanza del camping, il quale ci ha urlato:

“Ragazzi, ho visto la luce”

Tra la consapevolezza di non stare proprio giocando al famoso “gioco del silenzio” e lo stupore che fosse invece l’illuminazione della casetta ad arrecare disturbo, ci siamo precipitati a rispondere che l’avremmo spenta.
Ma lui, risoluto, ha risposto:

“No no, ho proprio visto la luce. Pastezzatemi.”

Potrei dilungarmi sulle urla di giubilo che i pirati presenti hanno lanciato, sul commovente pastezzo del frittello novizio, o sui boccali di birra che hanno ripreso a tintinnare con ancora più vigore della prima cena. Potrei dilungarmi su quanto mi sono sentita sciocca, in quel momento, per aver provato imbarazzo nell’essermi fatta condizionare dai gesti spiacevoli del giorno prima, senza aver avuto immediata fiducia nelle nostre potenzialità di comunicazione. E potrei dilungarmi, infine, sull’uragano di emozioni che il susseguirsi degli eventi mi ha fatto vivere.

Ma preferisco concludere con le parole del Beverendo che, per me, riassumono e simboleggiano il vero trionfo di questo raduno.

“Dovunque andiamo facciamo casino, creiamo perturbazioni, portiamo cambiamento, instilliamo il dubbio, diamo nuove prospettive e speranze, arrembiamo e saccheggiamo i cuori delle persone. E lo facciamo con gioia, con spontaneità, divertendoci come bambini che giocano con le onde, senza paura di mostrarci ridicolmente felici e felicemente ridicoli, essendo noi stessi per primi il cambiamento che vorremmo vedere attorno.
E sta cosa funziona proprio, Dioscotto!”

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Caro ALT

Quella che segue è la risposta di Pappessa Scialatiella Piccante I alla lettera scritta dall’artista ALT, pubblicata dall’Osservatore Pastafariano QUI

 

Caro ALT,

posa ogni umiltà al mio cospetto e sentiti libero di essere orgoglioso di quanto pensi e dici.

Ho guardato attentamente l’opera.

L’opera di ALT censurata dal Sindaco di Arcevia

La qualità artistica non è il fattore decisivo per misurare il valore di un intervento comunicativo, per cui non importa se la tua sia una “velleità”: il linguaggio umano non è soltanto verbale o argomentativo, ma anche iconico e integrato, perciò tutti i tipi di messaggi dovrebbero avere spazi espressivi liberi. È vero: non ogni messaggio è appropriato in ogni sede, ma grazie al Prodigioso esistono innumerevoli e differenziate “sedi”!

Quanto esprimi riguardo alla figura della Madonna è una visione personale, ma in riferimento alle icone, se ci troviamo fuori dall’ ambito del sacro, non esiste solo l’approccio religioso, perché esse, per via della loro influenza nella dimensione mondana, acquisiscono una varietà di significati ideologici. La tua opera, infatti, si confronta con quelli politici e sociali delle rappresentazioni di Maria, con allusione al commercio e al lucro che l’arte sacra e il meccanismo votivo innescano.

In effetti denunci una realtà che fece imbestialire Gesù Cristo stesso quando cacciò i venditori dal tempio, se è vero quel che è scritto nella Bibbia. È evidente che il tuo intervento è frutto di una studiata analisi di quanto sia possibile approfittare della devozione dei credenti. Un fedele attento dovrebbe persino darti ragione e trovare oltraggioso che le istituzioni religiose in cui ripone fiducia agiscano con animo venale.

Ti rincresce che le persone non abbiano letto i testi esplicativi. Mio caro Alt, l’apprezzabile voglia di documentare e dimostrare che la tua non è una provocazione, bensì una personale reazione a una verità storica è un di più. Se pure avessero letto, non avrebbero mutato la propria posizione di fronte all’evidenza dei dati da te raccolti, perché il loro approccio è religioso e impulsivo, non laico e razionale.

Ho grande comprensione affettiva e umana per quanti si sono offesi. Tuttavia essi non andavano assecondati. I fedeli devono accettare che, fuori dagli spazi di culto e dai luoghi sacri, la società è laica: i religiosi sono liberi e padroni assoluti, ma nelle loro “case”, nelle chiese. Fuori dai luoghi e dalle situazioni di culto essi sono cittadini come altri.

La laicità è libertà di culto e libertà dai culti!

Non possiamo aspettarci razionalità da un cittadino mosso da sentimenti irrazionali, quale il sentimento di fede certamente è. Deve restare razionale, invece, un amministratore pubblico che, anziché dare soddisfazione all’emotività fuori ambito di uno o più cittadini, dovrebbe restare saldo e sereno nel ribadire che i luoghi pubblici non a caso hanno funzioni diverse: il servizio alla comunità si svolge a differenti livelli, pertanto il diritto all’offesa dei visitatori scandalizzati, in sede di evento culturale, non ha più valore del diritto all’espressione dell’artista o della domanda di conoscenza di visitatori con altre prerogative.

Se l’assessore Laura Coppa cede alle pressioni presentando le proprie dimissioni, è un fallimento civile di grande portata. Si afferma cioè che i diritti laici e civili devono cedere il passo alle “emozioni” religiose in qualsiasi circostanza! Un assessore dovrebbe dare le dimissioni per negligenza, per corruzione, per violazione del patto di fiducia con gli elettori, non davvero perché ha consentito la massima libertà a un artista, al contempo preoccupandosi di avvertire i visitatori in modo da preservarne la sensibilità! Dovrebbe vergognarsi chi chiede le dimissioni sulla base di un criterio tanto soggettivo e parziale!

Se l’assessore Laura Coppa cede alle pressioni presentando le proprie dimissioni, è un fallimento civile di grande portata.

Quanto alla tua opera, mio caro Alt, certamente essa passa sotto la mia protezione morale. Ogni volta che sarà possibile, in occasione di eventi della campagna Dioscotto, saremo più che lieti di raccontare la tua vicenda e di esporla.

Il sugo scorra su di te e ti lambisca profumata la sacra birra.

Pappessa Scialatiella Piccante I

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Un papa per nemico

Alla vigilia dell’ultima puntata della quarta stagione di Comedy Central News, l’ufficio legale di Viacom Italia (canale Sky dedicato all’intrattenimento e alla comicità), ha bloccato la messa in onda dell’intervista impossibile di Saverio Raimondo al papa: l’ufficio temeva una querela.

Al comico è stata offerta la possibilità di aggiustare l’intervista operando dei tagli, ma Saverio Raimondo ha preferito rinunciare del tutto alla messa in onda dell’intervista, piuttosto che eliminare delle parti.1

Curiosamente, Saverio Raimondo sarà tra gli artisti coinvolti in una manifestazione promossa dalla CEI che, oltre a programmare un importante spettacolo musicale, prevede anche l’incontro dei giovani con il papa: a volte anche i satiri diventano buoni!2

Considerando che CCN non è una trasmissione satirica d’assalto, considerando che la prudenza richiesta, più che un atto di censura, attua una sorta di obbedienza preventiva, mi sono chiesta come mai ci si aspetta che l’arte riverisca simboli verso i quali dovrebbe essere autorizzata a sviluppare visioni soggettive, radicalmente soggettive.

Saverio Raimondo è oggetto di censura preventiva?

Desidero raccontarvi un paio di storie che, come questa di Saverio Raimondo, hanno come oggetto di relazione un simbolo, ossia il papa.

Approfondisci

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Dioscotto al CRACK! Festival 2018 – Diario di Brodo della Pappessa

Da quando la campagna Dioscotto è stata ufficialmente lanciata attraverso la Conferenza in Campidoglio, non ho smesso di interrogarmi su come affrontare la questione non dal punto di vista di esperta di satira, quale pure sono, bensì di capo spirituale della Chiesa Pastafariana Italiana, quale anzitutto sono.

 

Da un punto di vista religioso sono evidentemente favorita da una serie di concetti espressi nelle nostre scritture. Il Prodigioso non ci ha creato a propria immagine e somiglianza, bensì a immagine e somiglianza del pirata. Offrendoci un ideale a dimensione umana, il Prodigioso ha posto nella vita terrena il senso della misura e ha escluso dalla nostra morale qualsiasi direzione che non sia umana. L’uomo ideale non è puro, non compie miracoli, non si realizza emancipandosi dalle passioni.

Creati a Sua Immagine? Non si direbbe. (“Touched by His Noodly Appendage” di Niklas Jansson)

Anche il linguaggio, dunque, può essere corporale e avvicinare al terreno ciò che sfugge alla “potenza” delle persone. Mi sono chiesta come mai, pastefice e fervente credente pastafariana, io simpatizzi più per i bestemmiatori che per le persone religiose quanto me, seppure di altri culti. Non mi sta a cuore la difesa del sacro o del sentimento del sacro?
Mi sta a cuore la libertà di culto. Cionondimeno, la libertà di culto non significa trasformare il proprio culto in una condizione etica valida per tutti, tanto meno in qualcosa di cui non si possa dire, di cui non si possa dire “male”.

Nei miei lunghi viaggi dentro la satira, dentro l’arte e la letteratura, quante volte mi è accaduto di trovare uomini vinti dall’assenza di dio, uomini pervasi dall’urgenza di negarlo, per disperazione, per intuizione, per oppressione! L’insulto, l’offesa, la blasfemia in arte sono figure retoriche, sono cariche espressive ideologiche, psico-emotive, tematiche cui l’artista non può rinunciare perché in esse esprime una visione e una storia.
È lecito impedire che ciò sia elaborato dalla cultura, che la cultura – con i mezzi suoi propri, simbolici e figurati – liberi la sua vena sovversiva?

La campagna Dioscotto dà voce naturalmente anche alle persone che imprecano per intercalare, non danno alcun significato letterale ai modi di dire di cui si servono. Sono persone che bestemmiano… con innocenza. Al bar, per una mano a carte sventurata, allo stadio per un rigore, alla stazione quando l’ultimo treno è perso per un pelo. Persone che non ce l’hanno con dio o con chi in egli creda. Sono solo portatori di una cultura millenaria che mescola sacro e profano, che quando non c’è che la cattiva sorte con cui prendersela, istintivamente proiettano la rabbia oltre.

La bestemmia può essere un intercalare, un urlo liberatorio. In determinate occasioni anche un gesto atletico.

Tuttavia non possiamo non notare una ricorrenza. L’articolo 724 del nostro codice (penale -NdR), che identifica come illecito amministrativo il reato di blasfemia (la bestemmia), e gli articoli di vilipendio della religione, sono applicati soprattutto ai danni di artisti. Su ciò non sono riuscita a bendare l’occhio.

La campagna Dioscotto ha avuto modo, in svariate occasioni, di porre ad esempio Hogre e DoubleWhy. Dopo una serie di eventi in più località italiane, che hanno visto protagonisti soprattutto Daniele Fabbri e i Paguri (Daniele Caluri ed Emiliano Pagani, autori di Don Zauker), ho raccolto intorno a me fidi pirati e ho proposto loro di portare la campagna in una realtà artisticamente “dirompente”, in mezzo a quelli che maggiormente avrebbero potuto averne bisogno.

Da 14 edizioni, il CRACK! è un festival autogestito e auto-organizzato dedicato al fumetto e all’arte disegnata e stampata. Dall’underground mondiale i partecipanti trovano nello spazio “illegale”, nomade e multiculturale del festival un’area franca di espressione. Eventi come questi affidano all’immaginario il compito di dire qualcosa del mondo e alla cultura la capacità di organizzare il pensiero dissidente con obiettivi politici filantropici.

Manifesto ufficiale della XIV Edizione del CRACK!

In tale contesto, la mia ciurma ed io abbiamo individuato l’approdo migliore per tracciare una zona di libertà per i bestemmiatori che però restasse pubblica, ovvero culturalmente comunicativa. L’intento era di fare opera di divulgazione, esponendo alcuni esempi di opere considerate blasfeme, ma in realtà semplicemente critiche riguardo ad alcune palesi incongruenze e ingiustizie.
Questo era il progetto.

In poche ore, grazie al coinvolgimento diretto di Hogre e DoubleWhy, la Sala per Bestemmiatori all’interno del Forte è diventato qualcosa di incredibile. A loro, infatti, si sono aggiunti Illustre Feccia, Spelling Mistakes Cost Lives e Vytautas, street artist e creativi.

La cella assegnata alla Chiesa Pastafariana Italiana si è tramutata in una cappella “blasfema”. Per birracolosa coincidenza essa conservava alcuni disegni risalenti all’edizione dello scorso anno, disegni che sono stati in parte recuperati in quanto pertinenti. E così la “mandria” di Olè , a sua stessa insaputa e, successivamente con sua compiaciuta scoperta, ha offerto un dono alla causa: grazie a loro, dalla parete centrale, Ned Fladers salutava i nostri visitatori con Salve Salvino, Dio Mostro Assassino.

Il muro della Sala Bestemmiatori al CRACK! Festival 2018

La quantità di persone non al corrente del fatto che anche in Italia vigono articoli di legge contro la blasfemia non si può immaginare. Ci chiediamo come si possa rispettare un divieto di legge, se non si sa che esso esiste!

La Sala per Bestemmiatori, tuttavia, non incitava alla trasgressione. Ho personalmente accolto curiosi, artisti e visitatori, raccomandando loro: «Bestemmia Dioscotto, non sarai sanzionato», mentre il Priore di Roma provvedeva a raccogliere fondi per la campagna, dispensando pacatamente i valori contenuti nei nostri Otto Condimenti. Mona Sappista, sulla scorta dell’interesse manifestato, abilmente virava verso i contenuti della nostra fede, portando al mio cospetto un numero crescente di persone desiderose di risvegliare il proprio pirata interiore.

In un fermentare di pastezzi, pennedizioni, di richieste di informazioni precise e circostanziate in merito alla legge e a quanto da essa previsto, Illustre Feccia ha avuto un’idea che, attuata con la cooperazione divertita di Vytautas, ha donato alla campagna alcune ore di creatività collettiva.

Il suggerimento dell’artista non era tanto di bestemmiare Dioscotto per non essere sanzionati, bensì di inventare nuove bestemmie contro il Prodigioso, mettendone alla prova il senso dell’umorismo e la tolleranza. L’artista ha così messo a disposizione di tutti il proprio quaderno dei disegni, prendendo nota delle bestemmie improvvisate dagli astanti. Queste venivano successivamente declamate con il megafono, rimbombando vivacemente nel corridoio della cella. Il Prodigioso non si è urtato affatto, anzi, in questa onda incontrollabile di liberazione linguistica, che avvicinava le persone tra loro, confondendo idiomi e accenti, le conversioni al pastafarianesimo sono state innumerevoli.

Mona Stappista impartisce tegliologia

Ho perso la voce per dare ai pastezzi di massa la massima passione spirituale, dividendo il piacere liturgico con Mona, la quale dirigeva con ugola potente i cori di RAmen che chiudevano indifferentemente preghiere e bestemmie. Ecco cosa ha dichiarato Mona Stappista alla ciurma a fine serata:

Qui si è bestemmiato per puro gusto di insubordinazione. Si è bestemmiato per il piacere monello di sbalordire. Si è bestemmiato per rievocare un’antica tradizione toscana, di vocalizzi cadenzati sul sacro e sul profano, sulla zolla e sulla Madonna. Si è bestemmiato come atto politico, a dimostrazione che le leggi non tutelano Dio (che grande e grosso com’è potrebbe difendersi da solo senza mettere in mezzo guardie e tribunali), ma a tutelare i poteri che vi si trincerano dietro, a limitare il diritto di espressione. Per farlo abbiamo utilizzato un megafono, che è stato strumento ma anche icona di un progetto che incide solo se si ha il coraggio di veicolarlo forte, usando ogni megafono possibile, perché ogni megafono è legittimo. E i muri delle città sono megafono, le banchine dei mezzi pubblici sono megafono, gli spazi pubblicitari piratati sono megafono, i monitor informativi sono megafono!

Hogre e DoubleWhy sono artisti protetti dalla nostra Chiesa e dal mio personale pappato, l’importanza della loro esperienza è attestata anche dal fatto che, in cerca di loro, ci ha fatto visita un’esponente di Arts Right Justice. Però desidero chiudere questo diario di brodo lasciando parlare Illustre Feccia, il quale non solo ha animato la nostra sala con la sua sapienza di paroliere, ma mi ha consegnato una lettera, scritta a tutti voi:

 

Ahoi pirati!
Con gran piacere vi lascio una breve introduzione della mia opera “mangiapreti”.
La mia arte anticlericale nasce con il rifiuto del battesimo, per un ateismo anarchico, nichilista e luciferino. Sconosciuti piaceri, liberatori e di grande orgasmo creativo simboleggiano la fine e la totale liberazione della piovra cattolica dalla mia vita. 

Le opere che dedico alla campagna Dioscotto sono due: Porcoiddio e NO God No Massacre.

“Porcoiddio” di Illustre Feccia

La prima è un’incisione litografica tratta da un libricino di poesie a tema gli Animali, stampato in Francia con un mio amico editore e poeta. Le poesie sono dedicate al mondo misterioso di animali “assurdi”: l’axolotl, la puzzola, la trota, il ratto e anche il porcoiddio.

Il porcoiddio o Porko Dius (impestatoladro)è l’animale più macellato fra tutti e rinnegato dalla sua stessa famiglia suina. È uno tra gli animali da macello più odiati e più imprecati dalla donna , anche in ragione dell’ampia gamma di tipi di oppressione e gerarchia patriarcale omofoba, misogena(eviavia), organizzazioni, che da lui derivano come ad esempio la sacra romana chiesa (S.p.a. cattolica), i mormoni, i testimoni di geova e K.K.K. Ku Kux  Klan, etc.

“No God no massacre” di Illustre Feccia (particolare. Clicca sull’immagine per ingrandire)

La seconda opera si chiama NO God No Massacre è un ritratto iconoclastico della famosa psicopatica Madre Teresa di Calcutta, ad acrilici, disegnato sul retro di un poster pubblicitario 120x180cm. Il ritratto della santissima è composto da tanti piccoli teschi in bianco e nero che, formando il viso, ci introducono alle sinistre e sanguinose attività e imbrogli di Teresa: sta truffaldina invece di prendersi cura dei malati indiani diffondeva sadismo cattolico e intascava i fondi mondiali di associazioni di carità per strappare ai malati una conversione al cattolicesimo, per poi abbandonarli alle loro infezioni e quindi alla morte.

Pensate al colosso economico che la s.p.a. cattolica ha costruito dietro sta pazza qua!

Illustre Feccia

È evidente che un artista anticlericale, anarchico, nichilista e luciferino, valuti Madre Teresa di Calcutta come una donna qualsiasi, non come una santa, esponendola alle medesime procedure grottesche e satiriche che subirebbe un qualsiasi altro personaggio di interesse pubblico. È un reato non considerarla santa? O è ingiusto considerare un reato la possibile scelta di non crederla una santa?

Come mi scrive Mona Stappista nel nostro incessante scambio di unte pergamene, Dioscotto è una battaglia di laicità che richiede capacità dirompenti e la nostra ciurma di artisti sacri non la tocca affatto piano, questa audacia piratesca ci conduce a porti lontani.

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Ammmore Pastafariano al Comicon di Napoli

Dal 28 aprile al 1 maggio a Napoli, all’interno del Comicon presso la Mostra d’Oltremare, si sono svolte le Giornate dell’Ammmore Pastafariano. Lo stand della Chiesa Pastafariana Italiana era contrassegnato da un cuore rosso con scolapasta.

Il logo ufficiale delle Giornate dell’Ammmore Pastafariano

Il Comicon ha ospitato la ciurma dei pirati che rendono culto al Prodigioso Spaghetto Volante perché questi hanno scelto il fumetto e l’illustrazione come mezzo comunicativo elettivo. Non a caso, dunque, proprio un fantastico fumetto suggerisce come e perché diventare pastafariani: Il Tocco dello Spaghetto, edito da Beccogiallo (disponibile al saccheggio qui).

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Un Porco in Pretura – Pierz per Dioscotto

Pierz, geniale fumettista (Ravioli Uèstern , La Bibbia 2, [Cit.] sono tra le sue opere più conosciute), contribuisce alla campagna Dioscotto per l’abolizione delle leggi contro la blasfemia con “Un Porco in Pretura”, infocomic sui punti salienti dell’art. 724 del Codice Penale, che sanziona chiunque pubblicamente bestemmi la divinità.

Ecco le tavole: prendete e spammatene tutti, Dioscotto!

 

Scarica l’infocomic in formato pdf (alta risoluzione)

Leggi subito “Un Porco in Pretura” qui sotto!

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Da L’VI a L’VII Raduno Pastafariano 2018: La Liberazione (ITA + ENG)

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AHRRR Pirata

sei pront@ a partecipare al VII Raduno che la Tua Chiesa ha organizzato? (LE PRENOTAZIONI SONO CHIUSE)

Allora prendi penna e calamaio e scrivi…dal 30 agosto al 2 settembre 2018 ci riuniremo in Gran Festa presso il Camping Parco della Gallinara, ad Anzio (RM), in località Lido dei Pini tra natura, relax e, ovviamente, tante buone libagioni.

Il Camping, facilmente raggiungibile in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, offre servizio navetta per chi vorrà approdare con il treno, e ottime sistemazioni in Casemobili da 4 posti.

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