Una storia da Raduno (che tutti dovrebbero conoscere)

Dal momento in cui è terminato nel 2017 il raduno pastafariano di Massa, tantissimi pirati hanno trascorso un lungo anno, cuocendosi nel sugo dell’attesa, per potersi conoscere o finalmente ritrovarsi quest’anno, nella località di Anzio.
La prima cena, consumatasi nella grande sala all’aperto del camping dove eravamo ospiti, è stata un tripudio di saluti, abbracci, baci e vibranti aaahhhrrr che echeggiavano tra i tintinnii dei boccali di birre spumeggianti.

Quanto calore e affetto ho letto negli sguardi dei pirati che, ammiravano, con gli occhi scintillanti di emozione, la Pappessa e i vari frittelli che si alternavano in profondi, gioiosi e conviviali discorsi.
In ogni tavolata trapelava la straripante energia e la fervida ironia, che caratterizza lo zoccolo duro dei pastafariani praticanti.

Eppure, quella sera, c’era qualcosa che mi turbava: la sensazione che, alcuni clienti della struttura che cenavano nei tavoli accanto ai nostri ed il personale di sala che ci serviva la cena, fossero contrariati e disturbati dalla nostra presenza.
Certo, indubbiamente eravamo ottanta variegate persone, in abbigliamento da pirata, che portavano il loro bagaglio di esuberanza e adrenalina per il nuovo raduno ma, sempre, nel rispetto di chi ci stava accanto e di chi ci serviva.

Così, mossi dallo spirito di inclusione che caratterizza la nostra religione, al termine della cena ci siamo recati, in accordo con i gestori del camping, nel patio antistante il ristorante, per celebrare un importante rito.

Il pastrimonio, ossia il matrimonio pastafariano celebrato con rito solenne, ha avuto inizio con lo sparo dei petardi per allontanare eventuali spiritelli malevoli, davanti ad un nutrito pubblico di invitati ed anche, una considerevole fetta di esterni, visibilmente incuriositi, che si alzavano e si sedevano al ripetuto suono della campanella del Priore di Roma.

Con fare solenne, i ministri di culto celebranti, hanno ricordato ai nubendi, i diritti e doveri del matrimonio all’interno della famiglia pastafariana e, la celebrazione, è proseguita con la lettura dei condimenti scelti e romantiche dichiarazioni di amore.
Avevo la pelle d’oca, mentre sentivo pronunciare un rito che avevo conosciuto attraverso le lezioni impartite al cotechismo, ma a cui avevo potuto assistere solo in occasione dei raduni.

Un rito che celebra i valori dell’uguaglianza, del rispetto, dell’amore e della libertà.

Eppure, mentre la commozione rendeva gli occhi lucidi a molti presenti, un senso di inquietudine mi ha portato a interrogarmi se, questo messaggio, potesse davvero arrivare al cuore di tutti gli spettatori. E ammetto di aver provato un certo disagio nel vedere, non solo volti interessati e sorrisi sinceri ma, anche, alcuni volti incupiti e risate irriverenti di scherno.

Purtroppo i miei timori non hanno tardato a paventarsi, in quanto, poco tempo dopo il termine del rito, un frittello è stato aggredito verbalmente da un energumeno che, con fare intimidatorio, ci accusava di aver turbato l’innocenza del figlio minorenne, costretto ad assistere all’Unione spirituale tra due uomini.

Lo ammetto, ero scoraggiata, quel gesto vile aveva ferito un frittello e sembrava avesse aperto una crepa profonda tra noi e le persone che, in quel momento, rappresentavano la comunità con cui dovevamo convivere.

Quel gesto aveva illuminato, come potrebbe fare una torcia nel buio della notte, la pochezza di spirito di squallidi individui che usano la violenza, come forma preferenziale di comunicazione, incapaci di vedere l’amore come l’unione di chi si ama, indipendentemente da tutti gli stereotipi affettivi e culturali che, la nostra società, ci impone dalla nascita. E che, con il tempo, ci portano a credere che essi siano la normalità e, chi rifiuta di conformarsi, sia da giudicare e ghettizzare.

Se fosse posta la benda sull’occhio stolto di molti adulti, permetterebbe loro di comprendere che, la morbosa conflittualità nei confronti delle scelte sessuali e affettive che ciascuno di noi compie, è frutto di condizionamenti che alcune religioni obsolete hanno inculcato nei secoli ai loro fedeli, per avere il totale controllo dei valori fondanti della vita umani ed essere veri e propri registi, di usi e costumi sociali.

Con tale obiettivo, hanno trasmesso in maniera martellante il concetto che, tutto ciò che ha a che fare con il sesso, il sentimento, il divertimento e le emozioni della natura umana è impuro, è peccaminoso, è inopportuno, è spregiudicato, a meno che non sia circoscritto tra rigidissimi paletti discrezionalmente scelti da tali religioni.

Noi pastafariani, attraverso le nostre iniziative e tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dedichiamo un grande impegno ad incoraggiare e stimolare una riflessione il più possibile scevra da condizionamenti esterni, che permetta, a chi ci circonda, di cogliere il significato recondito dei nostri riti, dei nostri valori, della nostra ironia.

Proprio per l’importanza che diamo ad essi, anche se un po’ demoralizzati per lo spiacevole evento, abbiamo imperterriti continuato a svolgere il programma originario, tra importanti riunioni di associazione per poter pianificare progetti e iniziative future, e attività ludico ricreative. Sempre con il sorriso sulle labbra, la caparbietà e l’umorismo che ci contraddistingue.

Non so se, a questo punto, il Prodigioso Spaghetto Volante è intervenuto improvvisamente come deus ex machina delle commedie greche. Oppure, molto più facilmente, se la nostra perseveranza ha prodotto i primi frutti.

Il giorno seguente è accaduto che, dopo lo spettacolo Morire dal Ridere, il Beverendo si è recato nel backstage per salutare e complimentarsi con gli interpreti e si è imbattuto in due ragazzi dello staff del camping. I due, entusiasti, affascinati dalle grandi tematiche etiche da noi affrontate e commossi dalla genuinità del pastrimonio, hanno rivolto al Beverendo una frase che è rimasta scolpita nella sua mente, e che lui ci ha riportato fedelmente:

“Avete portato uno squarcio in questo camping, questo mondo chiuso di persone con prospettive così piccole, avete mostrato a tutti che fuori c’è tanto di più”

Avete presente come si comporta una biglia quando viene posta su un piano inclinato? Parte piano, quasi silente e impercettibile, e poi accelera, a tal punto che, se il piano fosse infinito, essa accelererebbe all’infinito. Oggi penso che quella biglia, alla faccia di chi ancora ci deride e ci considera degli svitati vestiti da pirati, sta percorrendo, prendendo sempre più velocità, la sua discesa verso gli obiettivi della nostra associazione, inondando gli animi, di chi è propenso a bendare l’occhio stolto, e pronta ad insinuare il tarlo del dubbio anche a chi è molto diffidente.

A rafforzare questo mio pensiero è accaduto che, durante la stessa sera, mentre festeggiavamo il termine di un altro giorno di raduno presso la casetta mobile prescelta per trascorrere le lunghi notti di preghiere e canti pirateschi, denominata #Ischia31, dalla spiaggia è arrivato silenzioso un caddy elettrico, guidato da un addetto alla vigilanza del camping, il quale ci ha urlato:

“Ragazzi, ho visto la luce”

Tra la consapevolezza di non stare proprio giocando al famoso “gioco del silenzio” e lo stupore che fosse invece l’illuminazione della casetta ad arrecare disturbo, ci siamo precipitati a rispondere che l’avremmo spenta.
Ma lui, risoluto, ha risposto:

“No no, ho proprio visto la luce. Pastezzatemi.”

Potrei dilungarmi sulle urla di giubilo che i pirati presenti hanno lanciato, sul commovente pastezzo del frittello novizio, o sui boccali di birra che hanno ripreso a tintinnare con ancora più vigore della prima cena. Potrei dilungarmi su quanto mi sono sentita sciocca, in quel momento, per aver provato imbarazzo nell’essermi fatta condizionare dai gesti spiacevoli del giorno prima, senza aver avuto immediata fiducia nelle nostre potenzialità di comunicazione. E potrei dilungarmi, infine, sull’uragano di emozioni che il susseguirsi degli eventi mi ha fatto vivere.

Ma preferisco concludere con le parole del Beverendo che, per me, riassumono e simboleggiano il vero trionfo di questo raduno.

“Dovunque andiamo facciamo casino, creiamo perturbazioni, portiamo cambiamento, instilliamo il dubbio, diamo nuove prospettive e speranze, arrembiamo e saccheggiamo i cuori delle persone. E lo facciamo con gioia, con spontaneità, divertendoci come bambini che giocano con le onde, senza paura di mostrarci ridicolmente felici e felicemente ridicoli, essendo noi stessi per primi il cambiamento che vorremmo vedere attorno.
E sta cosa funziona proprio, Dioscotto!”

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Dioscotto al CRACK! Festival 2018 – Diario di Brodo della Pappessa

Da quando la campagna Dioscotto è stata ufficialmente lanciata attraverso la Conferenza in Campidoglio, non ho smesso di interrogarmi su come affrontare la questione non dal punto di vista di esperta di satira, quale pure sono, bensì di capo spirituale della Chiesa Pastafariana Italiana, quale anzitutto sono.

 

Da un punto di vista religioso sono evidentemente favorita da una serie di concetti espressi nelle nostre scritture. Il Prodigioso non ci ha creato a propria immagine e somiglianza, bensì a immagine e somiglianza del pirata. Offrendoci un ideale a dimensione umana, il Prodigioso ha posto nella vita terrena il senso della misura e ha escluso dalla nostra morale qualsiasi direzione che non sia umana. L’uomo ideale non è puro, non compie miracoli, non si realizza emancipandosi dalle passioni.

Creati a Sua Immagine? Non si direbbe. (“Touched by His Noodly Appendage” di Niklas Jansson)

Anche il linguaggio, dunque, può essere corporale e avvicinare al terreno ciò che sfugge alla “potenza” delle persone. Mi sono chiesta come mai, pastefice e fervente credente pastafariana, io simpatizzi più per i bestemmiatori che per le persone religiose quanto me, seppure di altri culti. Non mi sta a cuore la difesa del sacro o del sentimento del sacro?
Mi sta a cuore la libertà di culto. Cionondimeno, la libertà di culto non significa trasformare il proprio culto in una condizione etica valida per tutti, tanto meno in qualcosa di cui non si possa dire, di cui non si possa dire “male”.

Nei miei lunghi viaggi dentro la satira, dentro l’arte e la letteratura, quante volte mi è accaduto di trovare uomini vinti dall’assenza di dio, uomini pervasi dall’urgenza di negarlo, per disperazione, per intuizione, per oppressione! L’insulto, l’offesa, la blasfemia in arte sono figure retoriche, sono cariche espressive ideologiche, psico-emotive, tematiche cui l’artista non può rinunciare perché in esse esprime una visione e una storia.
È lecito impedire che ciò sia elaborato dalla cultura, che la cultura – con i mezzi suoi propri, simbolici e figurati – liberi la sua vena sovversiva?

La campagna Dioscotto dà voce naturalmente anche alle persone che imprecano per intercalare, non danno alcun significato letterale ai modi di dire di cui si servono. Sono persone che bestemmiano… con innocenza. Al bar, per una mano a carte sventurata, allo stadio per un rigore, alla stazione quando l’ultimo treno è perso per un pelo. Persone che non ce l’hanno con dio o con chi in egli creda. Sono solo portatori di una cultura millenaria che mescola sacro e profano, che quando non c’è che la cattiva sorte con cui prendersela, istintivamente proiettano la rabbia oltre.

La bestemmia può essere un intercalare, un urlo liberatorio. In determinate occasioni anche un gesto atletico.

Tuttavia non possiamo non notare una ricorrenza. L’articolo 724 del nostro codice (penale -NdR), che identifica come illecito amministrativo il reato di blasfemia (la bestemmia), e gli articoli di vilipendio della religione, sono applicati soprattutto ai danni di artisti. Su ciò non sono riuscita a bendare l’occhio.

La campagna Dioscotto ha avuto modo, in svariate occasioni, di porre ad esempio Hogre e DoubleWhy. Dopo una serie di eventi in più località italiane, che hanno visto protagonisti soprattutto Daniele Fabbri e i Paguri (Daniele Caluri ed Emiliano Pagani, autori di Don Zauker), ho raccolto intorno a me fidi pirati e ho proposto loro di portare la campagna in una realtà artisticamente “dirompente”, in mezzo a quelli che maggiormente avrebbero potuto averne bisogno.

Da 14 edizioni, il CRACK! è un festival autogestito e auto-organizzato dedicato al fumetto e all’arte disegnata e stampata. Dall’underground mondiale i partecipanti trovano nello spazio “illegale”, nomade e multiculturale del festival un’area franca di espressione. Eventi come questi affidano all’immaginario il compito di dire qualcosa del mondo e alla cultura la capacità di organizzare il pensiero dissidente con obiettivi politici filantropici.

Manifesto ufficiale della XIV Edizione del CRACK!

In tale contesto, la mia ciurma ed io abbiamo individuato l’approdo migliore per tracciare una zona di libertà per i bestemmiatori che però restasse pubblica, ovvero culturalmente comunicativa. L’intento era di fare opera di divulgazione, esponendo alcuni esempi di opere considerate blasfeme, ma in realtà semplicemente critiche riguardo ad alcune palesi incongruenze e ingiustizie.
Questo era il progetto.

In poche ore, grazie al coinvolgimento diretto di Hogre e DoubleWhy, la Sala per Bestemmiatori all’interno del Forte è diventato qualcosa di incredibile. A loro, infatti, si sono aggiunti Illustre Feccia, Spelling Mistakes Cost Lives e Vytautas, street artist e creativi.

La cella assegnata alla Chiesa Pastafariana Italiana si è tramutata in una cappella “blasfema”. Per birracolosa coincidenza essa conservava alcuni disegni risalenti all’edizione dello scorso anno, disegni che sono stati in parte recuperati in quanto pertinenti. E così la “mandria” di Olè , a sua stessa insaputa e, successivamente con sua compiaciuta scoperta, ha offerto un dono alla causa: grazie a loro, dalla parete centrale, Ned Fladers salutava i nostri visitatori con Salve Salvino, Dio Mostro Assassino.

Il muro della Sala Bestemmiatori al CRACK! Festival 2018

La quantità di persone non al corrente del fatto che anche in Italia vigono articoli di legge contro la blasfemia non si può immaginare. Ci chiediamo come si possa rispettare un divieto di legge, se non si sa che esso esiste!

La Sala per Bestemmiatori, tuttavia, non incitava alla trasgressione. Ho personalmente accolto curiosi, artisti e visitatori, raccomandando loro: «Bestemmia Dioscotto, non sarai sanzionato», mentre il Priore di Roma provvedeva a raccogliere fondi per la campagna, dispensando pacatamente i valori contenuti nei nostri Otto Condimenti. Mona Sappista, sulla scorta dell’interesse manifestato, abilmente virava verso i contenuti della nostra fede, portando al mio cospetto un numero crescente di persone desiderose di risvegliare il proprio pirata interiore.

In un fermentare di pastezzi, pennedizioni, di richieste di informazioni precise e circostanziate in merito alla legge e a quanto da essa previsto, Illustre Feccia ha avuto un’idea che, attuata con la cooperazione divertita di Vytautas, ha donato alla campagna alcune ore di creatività collettiva.

Il suggerimento dell’artista non era tanto di bestemmiare Dioscotto per non essere sanzionati, bensì di inventare nuove bestemmie contro il Prodigioso, mettendone alla prova il senso dell’umorismo e la tolleranza. L’artista ha così messo a disposizione di tutti il proprio quaderno dei disegni, prendendo nota delle bestemmie improvvisate dagli astanti. Queste venivano successivamente declamate con il megafono, rimbombando vivacemente nel corridoio della cella. Il Prodigioso non si è urtato affatto, anzi, in questa onda incontrollabile di liberazione linguistica, che avvicinava le persone tra loro, confondendo idiomi e accenti, le conversioni al pastafarianesimo sono state innumerevoli.

Mona Stappista impartisce tegliologia

Ho perso la voce per dare ai pastezzi di massa la massima passione spirituale, dividendo il piacere liturgico con Mona, la quale dirigeva con ugola potente i cori di RAmen che chiudevano indifferentemente preghiere e bestemmie. Ecco cosa ha dichiarato Mona Stappista alla ciurma a fine serata:

Qui si è bestemmiato per puro gusto di insubordinazione. Si è bestemmiato per il piacere monello di sbalordire. Si è bestemmiato per rievocare un’antica tradizione toscana, di vocalizzi cadenzati sul sacro e sul profano, sulla zolla e sulla Madonna. Si è bestemmiato come atto politico, a dimostrazione che le leggi non tutelano Dio (che grande e grosso com’è potrebbe difendersi da solo senza mettere in mezzo guardie e tribunali), ma a tutelare i poteri che vi si trincerano dietro, a limitare il diritto di espressione. Per farlo abbiamo utilizzato un megafono, che è stato strumento ma anche icona di un progetto che incide solo se si ha il coraggio di veicolarlo forte, usando ogni megafono possibile, perché ogni megafono è legittimo. E i muri delle città sono megafono, le banchine dei mezzi pubblici sono megafono, gli spazi pubblicitari piratati sono megafono, i monitor informativi sono megafono!

Hogre e DoubleWhy sono artisti protetti dalla nostra Chiesa e dal mio personale pappato, l’importanza della loro esperienza è attestata anche dal fatto che, in cerca di loro, ci ha fatto visita un’esponente di Arts Right Justice. Però desidero chiudere questo diario di brodo lasciando parlare Illustre Feccia, il quale non solo ha animato la nostra sala con la sua sapienza di paroliere, ma mi ha consegnato una lettera, scritta a tutti voi:

 

Ahoi pirati!
Con gran piacere vi lascio una breve introduzione della mia opera “mangiapreti”.
La mia arte anticlericale nasce con il rifiuto del battesimo, per un ateismo anarchico, nichilista e luciferino. Sconosciuti piaceri, liberatori e di grande orgasmo creativo simboleggiano la fine e la totale liberazione della piovra cattolica dalla mia vita. 

Le opere che dedico alla campagna Dioscotto sono due: Porcoiddio e NO God No Massacre.

“Porcoiddio” di Illustre Feccia

La prima è un’incisione litografica tratta da un libricino di poesie a tema gli Animali, stampato in Francia con un mio amico editore e poeta. Le poesie sono dedicate al mondo misterioso di animali “assurdi”: l’axolotl, la puzzola, la trota, il ratto e anche il porcoiddio.

Il porcoiddio o Porko Dius (impestatoladro)è l’animale più macellato fra tutti e rinnegato dalla sua stessa famiglia suina. È uno tra gli animali da macello più odiati e più imprecati dalla donna , anche in ragione dell’ampia gamma di tipi di oppressione e gerarchia patriarcale omofoba, misogena(eviavia), organizzazioni, che da lui derivano come ad esempio la sacra romana chiesa (S.p.a. cattolica), i mormoni, i testimoni di geova e K.K.K. Ku Kux  Klan, etc.

“No God no massacre” di Illustre Feccia (particolare. Clicca sull’immagine per ingrandire)

La seconda opera si chiama NO God No Massacre è un ritratto iconoclastico della famosa psicopatica Madre Teresa di Calcutta, ad acrilici, disegnato sul retro di un poster pubblicitario 120x180cm. Il ritratto della santissima è composto da tanti piccoli teschi in bianco e nero che, formando il viso, ci introducono alle sinistre e sanguinose attività e imbrogli di Teresa: sta truffaldina invece di prendersi cura dei malati indiani diffondeva sadismo cattolico e intascava i fondi mondiali di associazioni di carità per strappare ai malati una conversione al cattolicesimo, per poi abbandonarli alle loro infezioni e quindi alla morte.

Pensate al colosso economico che la s.p.a. cattolica ha costruito dietro sta pazza qua!

Illustre Feccia

È evidente che un artista anticlericale, anarchico, nichilista e luciferino, valuti Madre Teresa di Calcutta come una donna qualsiasi, non come una santa, esponendola alle medesime procedure grottesche e satiriche che subirebbe un qualsiasi altro personaggio di interesse pubblico. È un reato non considerarla santa? O è ingiusto considerare un reato la possibile scelta di non crederla una santa?

Come mi scrive Mona Stappista nel nostro incessante scambio di unte pergamene, Dioscotto è una battaglia di laicità che richiede capacità dirompenti e la nostra ciurma di artisti sacri non la tocca affatto piano, questa audacia piratesca ci conduce a porti lontani.

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Testimoni del Prodigioso

Probabilmente molti di voi avrete visto fedeli di altre religioni Obsolete per strada o nelle piazze con al seguito un trolley con volantini e immagini sacre: i cosiddetti Testimoni di Geova.

Osservandoli ho capito che, se anche non ne condividevo la fede, il loro modo di fare comunicazione a mio avviso era vincente! Allora mi sono chiesto,in classico stile Piratesco: perché non saccheggiare l’idea?
Cosi ho razziato a mia moglie il classico carrellino della spesa, quello che usano di solito le nostre nonne, ho tolto la sacca e, con due pannelli di compensato, in quattro e quattr’otto, mi sono attrezzato.

Un comune trolley della spesa può diventare un ottimo mezzo di testimonianza della fede pastafariana!

I vantaggi del trolley, devo dire, sono indiscutibili: piccolo, veloce da trasportare e soprattutto rientra nel mezzo metro quadro di superficie. Particolare non da poco: come sapete ogni comune ha un regolamento COSAP e alcuni di questi consentono di “occupare” mezzo metro quadro senza nessun tipo di autorizzazione.

Ma aprite bene l’occhio sano, non tutti i comuni sono uguali, per alcuni bisogna comunque darne comunicazione. Perciò, per prima, cosa informatevi bene!

Io, per il mio trolley per divulgazione religiosa, mi son attrezzato cosi: parte alta, gonfalone con il nostro logo, bello visibile, subito sotto, la rassegna stampa (vedere che anche i giornali parlano di noi ci da un non so che di serietà in più).

Non possono poi mancare poi Il Libro Sacro del Prodigioso Spaghetto Volante, Il Tocco dello Spaghetto, una dispensa con lo Statuto della Chiesa Pastafariana Italiana e il libretto delle  preghiere.

Per finire il testo L’esercizio della libertà religiosa in Italia a cura della presidenza del consiglio dei Ministri,un testo che non posso far altro che consigliarvi, credo che dovremmo studiarlo molto, al pari del Sacro Libro.

Veniamo ora all’esperienza sul campo.

Per ora ho due uscite all’attivo, e ho deciso di attenermi al modus operandi della concorrenza, per cui: carrello in bella mostra in una zona ad ampia affluenza di pubblico, con noi fedeli dietro o di fianco al trolley, con un dress code casual, ma non eccessivamente piratesco, come dice il sacro libro

 

siate sempre eleganti e gentili…ricordate che una benda sull’occhio potrebbe causare un’errata percezione

(Il Libro Sacro del Prodigioso Spaghetto Volante, di Bobby Henderson, Ed. Mondadori)

 

Questa è parola scritta, quindi è verità: credo che il sacro copricapo sia sufficiente in queste uscite.

Orgogliosi, elegantemente pirati e pronti a fare del buon prosecchismo!

Evitate di chiamare la gente, di fare volantinaggio, siate belli, fieri, orgogliosi della nostra Chiesa, a disposizione di chi eventualmente voglia avere maggiori informazioni.

Per me è stato cosi: se è vero che la maggior parte delle persone vi passeranno davanti e probabilmente non riusciranno a vincere il momento di imbarazzo per venire a domandarvi informazioni, di sicuro lanceranno uno sguardo al trolley e non potranno fare a meno di leggere, se non altro il logo della nostra amata Chiesa.

Qualcuno, probabilmente spinto dalle Sue Pappardellose Appendici, verrà a chiedervi informazioni.

É a quel punto che dobbiamo sfoderare tutta la nostra professionalità e conoscenza delle Sacre Scritture, pronti a soddisfare ogni richiesta da parte del futuro confrittello!

 

I pirati non passano inosservati! Basta piazzarsi lì ed aspettare domande come “perché lo scolapasta in testa?”

Proprio per questo mi raccomando, pregate abbondantemente prima di iniziare l’opera pubblica di divulgazione religiosa, non cascate mai in provocazioni da parte di qualche fedele di altre fedi obsolete, affidatevi al Prodigioso e tutto andrà bene (o forse no).
Uscire dai social è cosa buona e gusta, predicare il Prodigioso alla luce del sole non ha prezzo, vi invito a diventare Testimoni del Prodigioso, non abbiate paura a metterci la faccia, tornerete a casa ahrrricchiti!

 

Mangiate in Pace

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Ammmore Pastafariano al Comicon di Napoli

Dal 28 aprile al 1 maggio a Napoli, all’interno del Comicon presso la Mostra d’Oltremare, si sono svolte le Giornate dell’Ammmore Pastafariano. Lo stand della Chiesa Pastafariana Italiana era contrassegnato da un cuore rosso con scolapasta.

Il logo ufficiale delle Giornate dell’Ammmore Pastafariano

Il Comicon ha ospitato la ciurma dei pirati che rendono culto al Prodigioso Spaghetto Volante perché questi hanno scelto il fumetto e l’illustrazione come mezzo comunicativo elettivo. Non a caso, dunque, proprio un fantastico fumetto suggerisce come e perché diventare pastafariani: Il Tocco dello Spaghetto, edito da Beccogiallo (disponibile al saccheggio qui).

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Da L’VI a L’VII Raduno Pastafariano 2018: La Liberazione (ITA + ENG)

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AHRRR Pirata

sei pront@ a partecipare al VII Raduno che la Tua Chiesa ha organizzato? (LE PRENOTAZIONI SONO CHIUSE)

Allora prendi penna e calamaio e scrivi…dal 30 agosto al 2 settembre 2018 ci riuniremo in Gran Festa presso il Camping Parco della Gallinara, ad Anzio (RM), in località Lido dei Pini tra natura, relax e, ovviamente, tante buone libagioni.

Il Camping, facilmente raggiungibile in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, offre servizio navetta per chi vorrà approdare con il treno, e ottime sistemazioni in Casemobili da 4 posti.

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Quando il tricolore si fa verde basilico, bianco pasta e rosso pomodoro

Esistono date che entrano nella storia con forza, prepotenza e purtroppo, a volte, anche con violenza. Altre invece che vi scivolano dentro, quasi di soppiatto e con passo ovattato.

Sabato 13 maggio 2017 è stata una data storica per questo Paese e per i cittadini che lo abitano, uno di quei momenti che segnano un giro di boa sconosciuto però ai più, una data importante per la libertà delle persone: la libertà di dichiarare il proprio amore e il proprio credo religioso a piena voce e alla luce del sole.

Quando questi, solo in apparenza, timidi appuntamenti con la storia avvengono in pochi riescono a coglierne appieno la portata. Nel 1797, il 7 gennaio alle ore 11 solo un centinaio di persone in quel di Reggio Emilia assistettero alla nascita e al primo sventolio di quel tricolore verde, bianco e rosso che oggi conosciamo come bandiera italiana.

pasta6bImmaginate quindi quale è stata l’emozione delle persone che sabato scorso, 220 anni dopo quella data hanno partecipato ad un altro evento storico in quella medesima “Sala del Tricolore”.

Quel giorno, in quello stesso luogo infatti si è celebrato il matrimonio con rito civile di Andrea Sommani e Alessio Conti. Due giovani decisi ad unirsi non solo però di fronte al loro Paese, ma anche di fronte al loro dio: il Prodigioso Spaghetto Volante della Chiesa Pastafariana. Approfondisci

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Resoconto del LAIKODAY, per respirare un po’ di laicità

Sabato 1 aprile ho partecipato insieme a una ciurma Pastafariana al “Laikoday: Strumenti e dialoghi per un’emergenza – le giornate del pensiero laico dedicate a Ipazia d’Alessandria, martire della ragione” organizzato ad Arco di Trento dai Laici Trentini per i diritti civili.

Erano presenti le associazioni: Laicitalia, I sentinelli di Milano, Comitato “Non Ultimi”, Deina Trentino Alto Adige, Per un’Europa dei Popoli, ArciLesbica Trentino Alto-Adige L’ Altra Venere, Arco Bene Comune, Coordinamento Genitori Democratici Trentino Alto Adige – Südtirol, So.Crem Trento, AGedO, Associazione Luca Coscioni, Anpi Trentino, Arcigay del Trentino, Famiglie Arcobaleno, Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere, Lo Stesso Cielo, ARCI Alto Garda, Arci del Trentino, UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Associazione Phoenix, Osservatorio contro i fascismi Trentino AA – Südtirol.

Ho seguito con molto interesse il dialogo “RICORDATI CHE DEVI MORIRE – strumenti e dialoghi sul fine vita” tra il Dott. Francesco Terrasi, coordinatore sanitario RSA Villa Belfonte e RSA Via Veneto (Trento), Mina Welby e Beppino Englaro sul diritto di scelta di morire laicamente e con dignità. In particolare, oltre ai bellissimi interventi di Mina e Beppino, sono rimasto colpito da alcuni aspetti toccati dal Dott. Terrasi in merito al testamento biologico: il fatto che dovrebbe essere fatto da tutti, e insieme al medico di base, che potrebbe chiarire bene le cose anche a chi non ha sufficienti informazioni per decidere e darebbe la facoltà di esprimere le proprie volontà anche a chi volesse essere mantenuto in vita ad ogni costo, attaccato a una macchina o intubato. Queste informazioni sarebbero molto utili ai medici che adesso si trovano in grande difficoltà ma dopo saprebbero cosa fare, mettendo in pratica le scelte che il paziente ha fatto quando era in grado di decidere. In mancanza del testamento biologico i medici si trovano nelle condizioni di dover far decidere ai parenti, ma cosa succede se per esempio il paziente non cosciente ha due figli che la pensano in modo differente? I detrattori del testamento biologico che vorrebbero le cure a oltranza dovrebbero riflettere sul fatto che in assenza di loro decisioni qualcuno potrebbe decidere il contrario di quello che vorrebbero loro se fossero coscienti.

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Dopo questo bellissimo e istruttivo (quantomeno per me) dialogo, è venuto il momento delle associazioni: ognuna ha avuto il tempo per raccontarsi. A noi lo hanno fatto fare tra i primi perché … perché avevamo l’onere e l’onore di andare a preparare la Sacher Mensa. Devo dire che la presentazione fatta dai Pirati Pastafariani Trentini è stata preparata con cura, ha informato sulle nostre attività e ottenuto larghi consensi.

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Altare Pastafariano

E’ venuto quindi il nostro momento: mentre alcuni di noi allestivano l’altare e distribuivano il libretto contenente i canti e le preghiere, altri si sono dedicati alla preparazione delle Tagliatelle in piedi e degli spaghetti (per accontentare anche chi ha esigenze alimentari particolari) utilizzando le attrezzature che gli efficientissimi alpini ci avevano messo a disposizione per preparare la pasta all’aperto.  Mentre l’acqua bolliva, uno dei Frescovi di Trento ha celebrato la Sacher Mensa, aperta da una sua breve introduzione parlata e poi tutti i partecipanti hanno cantato il “Cantico del Sugo” e recitato la preghiera “a te Prodigioso” ed è stato toccante vedere Beppino Englaro cantare e recitare preghiere insieme a noi. La celebrazione si è conclusa con il Pastezzo della frittella all’aglio e olio e poi si è consumato il rito delle Tagliatelle in piedi al sugo di pomodoro.

Tornati dentro la sala che ospitava l’evento, il “Gruppo JUMP LGBT – Oltre tutte le barriere” ha trattato l’argomento “ABILI AL SESSO: il diritto al piacere”. E’ stato toccante sentire i loro racconti, le loro richieste, le loro proposte. Ho visto la sala gremita di gente molto attenta ad ascoltare tematiche che non vengono spesso affrontate e che sono state spiegate dai ragazzi in modo molto colloquiale, supportato con la proiezione di diapositive e video molto belli, e impreziosito da testimonianze della Dott.ssa Carla Maria Brunialti e dalla presentazione del Dott. Maurizio Bossi, il tutto moderato dalla giornalista Sara Ravanelli.

Sono poi saliti sul palco Antonella Vicini e Alexander Schuster per un dialogo dal titolo “QUEI LIKE POCO LAICI – bufale e disinformazione sui Social Networks”. L’argomento è di grande attualità, siamo ormai quasi tutti grandi utilizzatori di social network e ogni giorno assistiamo a post contenenti propagande di vario tipo. L’intenzione dei relatori era di non farci cadere nella trappola del mettere like o condividere post senza conoscere bene quel che ci viene proposto, con la scusa di non avere tempo di approfondire l’argomento o del “non so se sia vero, ma che male vuoi che faccia condividere un post?” che è invece molto pericoloso. Secondo me sarebbe sufficiente applicare una regola molto semplice: “se non ho il tempo per approfondire non condivido e non metto like”.

Dopo questo dibattito sono salite sul palco le scrittrici e giornaliste Monica Lanfranco e Giuliana Sgrena per un interessante dibattito denominato “DANNATAMENTE DONNE – religioni e femminismo” assieme a Gabriele Carletti, giornalista RAI che aveva la funzione di moderatore ed ha introdotto la discussione parlando di un caso verificatosi nei giorni precedenti il Laikoday: a Bologna una ragazza è stata rasata a zero dalla madre perché rifiutava di portare il velo. Le risposte hanno evidenziato che spesso non sono le religioni a stabilire certe regole ma le gerarchie religiose, e sono stati toccati vari aspetti di soprusi verso le donne perpetrati in nome delle religioni. Conoscevo già Giuliana Sgrena ed è invece stata una piacevolissima sorpresa l’ascoltare Monica Lanfranco che ha espresso un concetto che mi ha fatto riflettere: l’uso del “conflitto, doveroso e pacifico”. Essendo il concetto un po’ delicato, non volevo commettere errori nel descriverlo e quindi mentre scrivevo questo articolo mi è venuto in mente di chiedere a Monica di scrivermi qualcosa per aiutarmi. E lei, gentilissima, mi ha inviato queste righe:

“Non é mai facile parlare di laicità, perché il fantasma che si agita appena questo concetto viene evocato nello spazio pubblico è quello della discriminazione verso chi ha fede in una religione. E’ per questo che quando parlo di laicità io metto in chiaro immediatamente che il mio posizionamento è quello di una femminista, di una attivista per i diritti umani delle donne che non può non dirsi laica, antifondamentalista, e molto critica verso il multiculturalismo che spesso relativizza le culture.

Penso questo: una società non può dirsi giusta, democratica e pacifica se la maggioranza delle persone che vi abitano o transitano in essa non ha gli stessi diritti della minoranza. La maggioranza di esseri umani che abitano il pianeta è di sesso femminile, ma questa maggioranza continua a non avere, in molte partì del pianeta, le stesse opportunità di vedere realizzati desideri, soddisfmlanfrancoare bisogni, vivere con dignità.

L’intreccio tra visioni patriarcali, religiose, culturali causa disparità e discriminazione verso le donne solo per il fatto di essere nate nella parte sbagliata del versante umano.

E molto spesso, a dare una mano ai totalitarismi, interviene in modo strumentale l’uso politico delle religioni per operare il controllo sul corpo e quindi sulle vite delle donne.

Ma anche il timore di chi dovrebbe vigilare su questo uso politico, ovvero chi si dice di sinistra e di cultura liberale, di parlare chiaro quando si ragiona di simboli religiosi.

Perché senza dubbio tra questi simboli, quelli citati nella legge francese che vieta chippa, croce e velo nella scuola pubblica è il velo a creare problemi.

C’è chi pensa che criticare usi e religioni sia una mancanza di rispetto, e che si rischi di essere annoverati come razzisti se si critica in particolare l’islam, mentre è il conflitto, doveroso e pacifico, nel quale esercitare il pensiero critico l’argine più importante che abbiamo per costruire una democrazia inclusiva.

I diritti universali non sono occidentali, come chi pratica il relativismo vorrebbe far credere: sono una enorme conquista politica da mettere a disposizione di chi ancora non ha avuto la possibilità di vivere in società dove è stata attuata la separazione tra fede e legge umana, tra stato e religione, quale che essa sia. Nei luoghi del mondo dove ancora vige come legge quella di un dio, quale che esso sia, le donne vivono una condizione di discriminazione e sudditanza inaccettabile, e dove le donne sono in sofferenza lo è anche il resto dell’umanità

La laicità è quindi uno strumento molto importante nella costruzione della democrazia, e un alleato potente per la sua conservazione.

Considerare dunque i diritti delle donne come diritti umani universali, inalienabili, imprescindibili e non negoziabili è uno dei prerequisiti per la costruzione di una solida condizione di democrazia, ricchezza e pace nel pianeta.”.

L’evento si è chiuso con una tavola rotonda presieduta dal filosofo Giulio Giorello, direttore scientifico del “Laikoday”, e Monica Lanfranco che ha letto la “Carta di Arco” (clicca qui se vuoi leggerla). Purtroppo non ho potuto assistere ma abbiamo firmato la carta come associazione religiosa Chiesa Pastafariana Italiana per mano di uno dei Frescovi di Trento.

Daniele Zozin firma la Carta d'Arco
Daniel Zozin, uno dei Frescovi di Trento firma la Carta d’Arco

Infine, due parole sul formato dell’evento: si è svolto presso il centro giovani “Cantiere 26”, un edificio polivalente molto bello. Ho trovato molto funzionale l’allestimento della sala che ha ospitato le conferenze: ai lati e dietro la platea, disposti circa a semicerchio, c’erano i tavoli a disposizione dei rappresentanti delle associazioni che potevano così distribuire materiale informativo ma al contempo godersi i vari dibattiti.

Son venuto via da Arco con la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare per arrivare alla laicità, ma che con eventi come quello a cui ho assistito, ci si può riuscire. E dopo averle fatto i complimenti per l’impeccabile organizzazione ho invitato Claudia Merighi, la presidente di Laici Trentini, a valutare l’ipotesi di esportare in tutte le città questo bellissimo evento. Se decideranno di farlo, noi ci saremo.

La Carta d'Arco firmata
La Carta d’Arco firmata
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Pastafariani a Non Una di Meno

pirati-ahrroma-donne2Se il Prodigioso Spaghetto Volante si riavesse dalla divina sbornia, si stupirebbe moltissimo del fatto che le donne non siano ancora libere.

Si stupirebbe di constatare che, nella realtà concreta, esse non hanno pari diritti nel mondo del lavoro, che il lavoro tramuta la maternità in un ostacolo o in un problema, che siano oggetto di attenzioni sessuali non gradite, che siano violentate o discriminate, che siano moralmente condannate se non desiderano avere figli o se vivono con disinibizione la propria sessualità.

Ecco, il Prodigioso Spaghetto Volante si scandalizzerebbe.

In effetti, anche noi pastafarian* siamo perpless* di fronte ad alcune incoerenze.

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un carico di libri da varare

Inizia il Bookcrossing Pastafariano!

un carico di libri da varare
un carico di libri da varare

Che cos’è il bookcrossing:

Avete mai visto qualcuno scendere dall’autobus e quando avete detto “Hai dimenticato il libro sul sedile” ha risposto “No, ho fatto apposta, è un libro viaggiante”?

Conoscete un bar, o una tabaccheria, o una farmacia, con una mensola o uno scaffaletto con dei libri che sono lì gratis, e voi li potete prendere e lasciare?

Nella vostra biblioteca pubblica i libri che sarebbero da scartare li mettono nell’atrio, in regalo?

Una volta su qualche social network avete visto rimbalzare la foto di quell’albero morto con una nicchia con dei libri, o di quella cabina telefonica piena di libri, o di quella fermata d’autobus con la bibliotechina incorporata?

punto bookcrossing di quartiere, con scatola separata per la Sezione Ragazzi
punto bookcrossing di quartiere, con scatola separata per la Sezione Ragazzi

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