Una storia da Raduno (che tutti dovrebbero conoscere)

Dal momento in cui è terminato nel 2017 il raduno pastafariano di Massa, tantissimi pirati hanno trascorso un lungo anno, cuocendosi nel sugo dell’attesa, per potersi conoscere o finalmente ritrovarsi quest’anno, nella località di Anzio.
La prima cena, consumatasi nella grande sala all’aperto del camping dove eravamo ospiti, è stata un tripudio di saluti, abbracci, baci e vibranti aaahhhrrr che echeggiavano tra i tintinnii dei boccali di birre spumeggianti.

Quanto calore e affetto ho letto negli sguardi dei pirati che, ammiravano, con gli occhi scintillanti di emozione, la Pappessa e i vari frittelli che si alternavano in profondi, gioiosi e conviviali discorsi.
In ogni tavolata trapelava la straripante energia e la fervida ironia, che caratterizza lo zoccolo duro dei pastafariani praticanti.

Eppure, quella sera, c’era qualcosa che mi turbava: la sensazione che, alcuni clienti della struttura che cenavano nei tavoli accanto ai nostri ed il personale di sala che ci serviva la cena, fossero contrariati e disturbati dalla nostra presenza.
Certo, indubbiamente eravamo ottanta variegate persone, in abbigliamento da pirata, che portavano il loro bagaglio di esuberanza e adrenalina per il nuovo raduno ma, sempre, nel rispetto di chi ci stava accanto e di chi ci serviva.

Così, mossi dallo spirito di inclusione che caratterizza la nostra religione, al termine della cena ci siamo recati, in accordo con i gestori del camping, nel patio antistante il ristorante, per celebrare un importante rito.

Il pastrimonio, ossia il matrimonio pastafariano celebrato con rito solenne, ha avuto inizio con lo sparo dei petardi per allontanare eventuali spiritelli malevoli, davanti ad un nutrito pubblico di invitati ed anche, una considerevole fetta di esterni, visibilmente incuriositi, che si alzavano e si sedevano al ripetuto suono della campanella del Priore di Roma.

Con fare solenne, i ministri di culto celebranti, hanno ricordato ai nubendi, i diritti e doveri del matrimonio all’interno della famiglia pastafariana e, la celebrazione, è proseguita con la lettura dei condimenti scelti e romantiche dichiarazioni di amore.
Avevo la pelle d’oca, mentre sentivo pronunciare un rito che avevo conosciuto attraverso le lezioni impartite al cotechismo, ma a cui avevo potuto assistere solo in occasione dei raduni.

Un rito che celebra i valori dell’uguaglianza, del rispetto, dell’amore e della libertà.

Eppure, mentre la commozione rendeva gli occhi lucidi a molti presenti, un senso di inquietudine mi ha portato a interrogarmi se, questo messaggio, potesse davvero arrivare al cuore di tutti gli spettatori. E ammetto di aver provato un certo disagio nel vedere, non solo volti interessati e sorrisi sinceri ma, anche, alcuni volti incupiti e risate irriverenti di scherno.

Purtroppo i miei timori non hanno tardato a paventarsi, in quanto, poco tempo dopo il termine del rito, un frittello è stato aggredito verbalmente da un energumeno che, con fare intimidatorio, ci accusava di aver turbato l’innocenza del figlio minorenne, costretto ad assistere all’Unione spirituale tra due uomini.

Lo ammetto, ero scoraggiata, quel gesto vile aveva ferito un frittello e sembrava avesse aperto una crepa profonda tra noi e le persone che, in quel momento, rappresentavano la comunità con cui dovevamo convivere.

Quel gesto aveva illuminato, come potrebbe fare una torcia nel buio della notte, la pochezza di spirito di squallidi individui che usano la violenza, come forma preferenziale di comunicazione, incapaci di vedere l’amore come l’unione di chi si ama, indipendentemente da tutti gli stereotipi affettivi e culturali che, la nostra società, ci impone dalla nascita. E che, con il tempo, ci portano a credere che essi siano la normalità e, chi rifiuta di conformarsi, sia da giudicare e ghettizzare.

Se fosse posta la benda sull’occhio stolto di molti adulti, permetterebbe loro di comprendere che, la morbosa conflittualità nei confronti delle scelte sessuali e affettive che ciascuno di noi compie, è frutto di condizionamenti che alcune religioni obsolete hanno inculcato nei secoli ai loro fedeli, per avere il totale controllo dei valori fondanti della vita umani ed essere veri e propri registi, di usi e costumi sociali.

Con tale obiettivo, hanno trasmesso in maniera martellante il concetto che, tutto ciò che ha a che fare con il sesso, il sentimento, il divertimento e le emozioni della natura umana è impuro, è peccaminoso, è inopportuno, è spregiudicato, a meno che non sia circoscritto tra rigidissimi paletti discrezionalmente scelti da tali religioni.

Noi pastafariani, attraverso le nostre iniziative e tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, dedichiamo un grande impegno ad incoraggiare e stimolare una riflessione il più possibile scevra da condizionamenti esterni, che permetta, a chi ci circonda, di cogliere il significato recondito dei nostri riti, dei nostri valori, della nostra ironia.

Proprio per l’importanza che diamo ad essi, anche se un po’ demoralizzati per lo spiacevole evento, abbiamo imperterriti continuato a svolgere il programma originario, tra importanti riunioni di associazione per poter pianificare progetti e iniziative future, e attività ludico ricreative. Sempre con il sorriso sulle labbra, la caparbietà e l’umorismo che ci contraddistingue.

Non so se, a questo punto, il Prodigioso Spaghetto Volante è intervenuto improvvisamente come deus ex machina delle commedie greche. Oppure, molto più facilmente, se la nostra perseveranza ha prodotto i primi frutti.

Il giorno seguente è accaduto che, dopo lo spettacolo Morire dal Ridere, il Beverendo si è recato nel backstage per salutare e complimentarsi con gli interpreti e si è imbattuto in due ragazzi dello staff del camping. I due, entusiasti, affascinati dalle grandi tematiche etiche da noi affrontate e commossi dalla genuinità del pastrimonio, hanno rivolto al Beverendo una frase che è rimasta scolpita nella sua mente, e che lui ci ha riportato fedelmente:

“Avete portato uno squarcio in questo camping, questo mondo chiuso di persone con prospettive così piccole, avete mostrato a tutti che fuori c’è tanto di più”

Avete presente come si comporta una biglia quando viene posta su un piano inclinato? Parte piano, quasi silente e impercettibile, e poi accelera, a tal punto che, se il piano fosse infinito, essa accelererebbe all’infinito. Oggi penso che quella biglia, alla faccia di chi ancora ci deride e ci considera degli svitati vestiti da pirati, sta percorrendo, prendendo sempre più velocità, la sua discesa verso gli obiettivi della nostra associazione, inondando gli animi, di chi è propenso a bendare l’occhio stolto, e pronta ad insinuare il tarlo del dubbio anche a chi è molto diffidente.

A rafforzare questo mio pensiero è accaduto che, durante la stessa sera, mentre festeggiavamo il termine di un altro giorno di raduno presso la casetta mobile prescelta per trascorrere le lunghi notti di preghiere e canti pirateschi, denominata #Ischia31, dalla spiaggia è arrivato silenzioso un caddy elettrico, guidato da un addetto alla vigilanza del camping, il quale ci ha urlato:

“Ragazzi, ho visto la luce”

Tra la consapevolezza di non stare proprio giocando al famoso “gioco del silenzio” e lo stupore che fosse invece l’illuminazione della casetta ad arrecare disturbo, ci siamo precipitati a rispondere che l’avremmo spenta.
Ma lui, risoluto, ha risposto:

“No no, ho proprio visto la luce. Pastezzatemi.”

Potrei dilungarmi sulle urla di giubilo che i pirati presenti hanno lanciato, sul commovente pastezzo del frittello novizio, o sui boccali di birra che hanno ripreso a tintinnare con ancora più vigore della prima cena. Potrei dilungarmi su quanto mi sono sentita sciocca, in quel momento, per aver provato imbarazzo nell’essermi fatta condizionare dai gesti spiacevoli del giorno prima, senza aver avuto immediata fiducia nelle nostre potenzialità di comunicazione. E potrei dilungarmi, infine, sull’uragano di emozioni che il susseguirsi degli eventi mi ha fatto vivere.

Ma preferisco concludere con le parole del Beverendo che, per me, riassumono e simboleggiano il vero trionfo di questo raduno.

“Dovunque andiamo facciamo casino, creiamo perturbazioni, portiamo cambiamento, instilliamo il dubbio, diamo nuove prospettive e speranze, arrembiamo e saccheggiamo i cuori delle persone. E lo facciamo con gioia, con spontaneità, divertendoci come bambini che giocano con le onde, senza paura di mostrarci ridicolmente felici e felicemente ridicoli, essendo noi stessi per primi il cambiamento che vorremmo vedere attorno.
E sta cosa funziona proprio, Dioscotto!”

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Quando il tricolore si fa verde basilico, bianco pasta e rosso pomodoro

Esistono date che entrano nella storia con forza, prepotenza e purtroppo, a volte, anche con violenza. Altre invece che vi scivolano dentro, quasi di soppiatto e con passo ovattato.

Sabato 13 maggio 2017 è stata una data storica per questo Paese e per i cittadini che lo abitano, uno di quei momenti che segnano un giro di boa sconosciuto però ai più, una data importante per la libertà delle persone: la libertà di dichiarare il proprio amore e il proprio credo religioso a piena voce e alla luce del sole.

Quando questi, solo in apparenza, timidi appuntamenti con la storia avvengono in pochi riescono a coglierne appieno la portata. Nel 1797, il 7 gennaio alle ore 11 solo un centinaio di persone in quel di Reggio Emilia assistettero alla nascita e al primo sventolio di quel tricolore verde, bianco e rosso che oggi conosciamo come bandiera italiana.

pasta6bImmaginate quindi quale è stata l’emozione delle persone che sabato scorso, 220 anni dopo quella data hanno partecipato ad un altro evento storico in quella medesima “Sala del Tricolore”.

Quel giorno, in quello stesso luogo infatti si è celebrato il matrimonio con rito civile di Andrea Sommani e Alessio Conti. Due giovani decisi ad unirsi non solo però di fronte al loro Paese, ma anche di fronte al loro dio: il Prodigioso Spaghetto Volante della Chiesa Pastafariana. Approfondisci

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