Un papa per nemico

Alla vigilia dell’ultima puntata della quarta stagione di Comedy Central News, l’ufficio legale di Viacom Italia (canale Sky dedicato all’intrattenimento e alla comicità), ha bloccato la messa in onda dell’intervista impossibile di Saverio Raimondo al papa: l’ufficio temeva una querela.

Al comico è stata offerta la possibilità di aggiustare l’intervista operando dei tagli, ma Saverio Raimondo ha preferito rinunciare del tutto alla messa in onda dell’intervista, piuttosto che eliminare delle parti.1

Curiosamente, Saverio Raimondo sarà tra gli artisti coinvolti in una manifestazione promossa dalla CEI che, oltre a programmare un importante spettacolo musicale, prevede anche l’incontro dei giovani con il papa: a volte anche i satiri diventano buoni!2

Considerando che CCN non è una trasmissione satirica d’assalto, considerando che la prudenza richiesta, più che un atto di censura, attua una sorta di obbedienza preventiva, mi sono chiesta come mai ci si aspetta che l’arte riverisca simboli verso i quali dovrebbe essere autorizzata a sviluppare visioni soggettive, radicalmente soggettive.

Saverio Raimondo è oggetto di censura preventiva?

Desidero raccontarvi un paio di storie che, come questa di Saverio Raimondo, hanno come oggetto di relazione un simbolo, ossia il papa.

Nel 2015 giunse al terzo grado di giudizio il procedimento contro Xante Battaglia, artista di  Gioia Tauro e docente di Pittura all’Accademia di Brera. Nel 2007 Battaglia aveva realizzato un trittico: da una parte il ritratto di Benedetto XVI, dall’altra il ritratto del segretario del pontefice, ovvero padre Georg Gänswein, in mezzo la raffigurazione di pene eretto.3

Il comunicato stampa della mostra così presentava l’opera:

La chiave di lettura è un corpulento pene, pronto cazzeggiare, e divenuto una vera scultura monumentale capace di far luce su quel famoso detto biblico ‘in principio era il cazzo’. D’altronde non è il cazzo a inseminare il mondo? Tutti i sensi si affidano a questa icona, dal tatto alla vista, fino all’odorato. Le recenti notizie della chiesa americana e non, incline allo scandalo e alla pedofilia e condannata a pesanti pene, svela il travestimento di certe religioni, da quella cattolica a quella musulmana, capaci di nascondere le loro prodezze.

In sede di processo l’artista ribadì il suo messaggio di denuncia. La Cassazione respinse le ragioni della difesa, imputando a Battaglia 800 euro di multa per vilipendio alla religione cattolica.

Diversi anni fa fece tanto scalpore un’istallazione di Maurizio Cattelan dal titolo La nona ora, l’ora in cui Cristo in croce si sente abbandonato dal padre e vacilla. Tuttavia l’opera non inscena la crocifissone, bensì rappresenta papa Wojtyla colpito da un meteorite.

Quando la vidi, mi sembrò che l’unica chiave di lettura possibile fosse ironica; provai una certa gratificazione nel vedere riprodotta una vera e propria fantasia: un evento del tutto casuale, eppure provvidenziale, veniva a portare una specie di giustizia. Ecco la verità della fede, a cui inutilmente si aggrappa il pontefice, smentita e atterrata da un sasso piovuto dal cielo.

Un meteorite (o una Polpetta?) su papa Wojtyła: questa la fantasia dell’artista Maurizio Cattelan concretizzata nell’opera “La Nona Ora”

Poiché l’opera destò polemiche, l’artista dovette chiarirne il significato. Con mio grande stupore, mi erano sfuggiti svariati significati dell’istallazione, la quale per giunta era correlata al papa molto meno di quanto supponessi:

La statua di papa Wojtyla è un lavoro del 1999 che era nato in piedi, ma non mi convinceva. A una settimana dalla mostra cominciai a pensare a come distruggerlo. Alla fine mi venne l’idea del meteorite e fu come un’illuminazione: capii che avevo abbattuto la figura del padre.

Dunque papa Wojtyla ne La Nona ora rappresenta il “padre”.

È un lavoro spirituale che parla di sofferenza. Il papa cadente si aggrappa al crocifisso.

Per queste ragioni, pubblicamente e più volte dichiarate, le polemiche sollevate dall’opera si sono ricomposte, anzi l’intervento ottenne la benevolenza della curia:

Non ho mai perseguito polemiche o strategie del ribellismo. Sono felicissimo che il vicario episcopale per la Cultura della diocesi di Milano, interpellato dal Comune per non urtare la Curia, abbia visto quello che in realtà è la statua del papa.

Nel 2010 fu permessa l’esposizione de La Nona ora a Milano4 grazie all’informale consenso delle autorità ecclesiastiche. Il monsignor Brambilla dichiarò che essa

rappresenta bene il momento drammatico del male del mondo che colpisce il Papa a ridosso del Giubileo e la testimonianza data da Wojtyla nell’ultimo periodo della sua vita.

Ma vuoi vedere che La nona ora, a primo acchito paradossale e sarcastica, è invece celebrativa?

A monsignor Brambilla, non a uno storico o un critico d’arte, il Comune chiese di scrivere un testo che spiegasse l’opera. Mah.

Deve, l’arte, chiedere il permesso? È dovere di chi organizza eventi culturali riferirsi alle autorità ecclesiastiche affinché non si “urtino”?

Tra le tante interviste rilasciate da Cattelan, in una dichiara: «Sono un uomo ossessionato dall’immagine». Come funzionano le immagini? Perché ci sono immagini che accettiamo e altre che non sopportiamo? L’artista porta le immagini al limite per esplorare il rapporto tra significato e reazione.

Una modalità di esplorazione, spiega Cattelan, è la sovversione dell’immagine socialmente accettata attraverso il ribaltamento di un simbolo culturalmente riconosciuto. Ecco, se togliamo di mezzo tutte le imbarazzanti arrampicate sugli specchi – che di solito circolano intorno a un prodotto artistico o culturale censurato di cui, in qualche modo, si persegua la reintegrazione – il succo del discorso si concentra sull’essenziale: l’immagine, il simbolo e il margine di libertà che a ciascuno è permesso di avere con esso.

Quanto questo margine sia precario possiamo vederlo a riguardo di opere, così come di situazioni ordinarie, quale tante ne accadono ad esempio sui social.

Daniele Fabbri è uno stand up comedian, autore con Stefano Antonucci di diversi fumetti. Subisce critiche a morire già solo perché fa satira. Tra gli aneddoti di rilievo che potrei riportare c’è quello che vede il suo special di mezz’ora, registrato per Comedy Central, epurato proprio da una battuta sul papa.

Ciò di cui voglio raccontare, però, è altro. Recentemente è stato in Polonia per lavoro. Ha scattato una foto che lo ritraeva mentre mostrava il fondoschiena alla statua di papa Wojtyla. Non certo un’opera artistica o satirica. Una banale foto ricordo condivisa sul proprio profilo Facebook.

Il comico Daniele Fabbri incontra la statua di Wojtyla in Polonia. La foto incriminata.

Molti utenti si sono offesi considerando intoccabile la figura del papa e di conseguenza la sua rappresentazione, per via di ciò che il papa rappresenta per i cattolici e per la Polonia. Il papa, insomma, è un simbolo. In conseguenza dell’affronto Daniele Fabbri riceve insulti, minacce, intimidazioni. Viene bannato daFacebook per un vecchio post, colpito perché la segnalazione della foto davanti alla statua del papa non porta a questo risultato.5

Il pubblico dell’artista visita il suo profilo non solo per essere informato sulle date degli spettacoli, ma anche per condividere un’esperienza anticlericale comune. Daniele Fabbri costruisce larga parte dei suoi monologhi sulla religione. Fabbri ha raccontato di tabù, di coercizione, di ipocrisie. Di convinzioni irrazionali, pretese di verità.  Con la religione, ovviamente, non ha solo un contenzioso “razionale”. La religione per lui rappresenta anche persecuzione, molestia, discriminazione sessuale.

È per ragioni come queste che i medesimi simboli, per molti icone di valore, bellezza, gioia, speranza, per altri sono veicolo di violenza, oscurantismo e attirano rabbia e disprezzo. Riferirsi al simbolo con parole e gesti significa sintetizzare la propria posizione verso le idee che esso rappresenta.

Se il simbolo non è danneggiato, se il gesto è mera sostituzione della parola, è un dolo a persone?
Così come ci sono persone che anche dai non credenti pretendono rispetto assoluto per i propri simboli religiosi, ci sono persone che reputano irrispettoso nei confronti delle vittime di abuso e di condanna a morte tributare omaggi e dedizione a simboli che hanno permesso atti simili.

Per un fedele giungere alla statua del papa può simbolicamente rappresentare la compiutezza di un cammino di fede. Per una persona che ha sofferto o visto soffrire a causa di tabù religiosi, giungere a quella stessa statua, può rappresentare un altro tipo di vittoria. Potremmo stabilire che ognuno ha diritto ai propri ricordi e ai particolari argomenti con cui motivare i trionfi simbolici che desidera condividere su Facebook?

La vicenda di Daniele Fabbri è interessante perché evidenzia che la società non ha mai smesso di inchinarsi al concetto che la religione sia un potere universale, mentre la religione dispone un insieme di credenze valide solo per i fedeli. E ciò che dà universalità alle icone religiose è il fatto che sia riconosciuto ai credenti un particolare, privilegiato diritto all’offesa: finché alle religioni sarà consentito di offendersi, esse si offenderanno, pretendendo punizioni, sanzioni, gogne mediatiche.

Nel Trattato teologico politico Spinoza scriveva:

e quanto ai conflitti che vengono suscitati sotto il pretesto della religione, per certo essi sono originati soltanto dal fatto che si emanano leggi intorno alle cose speculative e le opinioni, come se fossero delitti, vengono incriminate e condannate: onde i difensori e i propugnatori di esse sono sacrificati, non alla salute pubblica, ma soltanto all’odio e alla violenza degli avversari.

Mentre invece se in base al diritto dello Stato fossero perseguibili soltanto le azioni, e le parole rimanessero impunite, simili conflitti non potrebbero in alcun modo assumere aspetto giuridico, né le dispute stesse si convertirebbero in conflitti.

 

Il filosofo olandese Spinoza già lo scriveva secoli fa…ne dobbiamo ancora discutere?

Se la posizione di Spinoza sembra provenire da un tempo remoto, ebbene ho trovato larghe conferme negli studi di Cristiana Cianitto, docente di diritto canonico ed ecclesiastico presso l’Università degli Studi di Milano6:

Appare evidente che la norma penale sia lo strumento meno idoneo a realizzare la prevenzione della conflittualità sociale in materia di contrasti tra libertà fondamentali.

Dopo aver ricordato che gli artisti non sono mai stati liberi e che la differenza l’ha fatta solo qualche personaggio particolarmente visionario che dell’arte ha avuto fiducia, Cattelan risponde ad Helena Kontova che lo intervista per FlashArt7: «La cosa veramente drammatica è constatare come quelle che tu chiami immagini forti per me sono forse uno dei pochi momenti in cui cerco di non nascondere niente».
Nell’ultima battuta della citata intervista, Cattelan afferma: «Forse l’arte dovrebbe essere il nostro pane quotidiano e non una torta per le occasioni speciali».

Se l’arte fosse il nostro “pane quotidiano” e non più una torta per occasioni speciali, non ci sarebbe bisogno del consenso del titolare della festa, perché il patrono della festa sarebbe la collettività tutta che al pane quotidiano non potrebbe proprio mai rinunciare.

 

NOTE

1 https://www.corriere.it/spettacoli/18_aprile_08/saverio-raimondo-satira-all-americana-con-qualche-censura-cnn-comedy-central-e10cf812-3b5f-11e8-a583-1c5ca1ebe852.shtml

2 https://www.agensir.it/quotidiano/2018/7/30/incontro-papa-francesco-e-giovani-italiani-11-agosto-al-circo-massimo-concerto-di-alex-britti-e-tanti-altri-artisti/

3 http://www.artribune.com/tribnews/2015/10/xante-battaglia-condannato-in-via-definitiva-per-vilipendio-alla-religione-cattolica-la-colpa-aver-accostato-papa-ratzinger-a-un-mega-fallo-in-erezione/

4 https://milano.corriere.it/milano/notizie/arte_e_cultura/10_settembre_13/cattelan-tre-opere-milano-1703749589188.shtml. Leggi anche: https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera-milano/20100731/281492157604951

5 https://www.facebook.com/pg/0DanieleFabbri/posts/

6 Vi consigliamo di leggere: Cristiana Cianitto, Quando la parola ferisce. Blasfemia e incitamento all’odio religioso nella società contemporanea, Torino, Giappichelli 2016.

7 http://www.flashartonline.it/article/maurizio-cattelan-4/

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